Le note che seguono sono state preparate in vista del Consiglio pastorale di marzo. Intendevano avviare una riflessione per preparare l’assemblea della comunità pastorale che si terrà Mercoledì 11 maggio a cerchiate all’interno della Festa Patronale di cerchiate.
Sarà presente anche il Vicario episcopale di zona e sarà un momento importante della Visita pastorale che, lo scorso 4 febbraio, ci ha portati all’incontro con l’Arcivescovo, il cardinale Angelo Scola.
Lo scopo sarà quello di precisare alcune linee fondamentali sulle quali orientare le scelte della nostra comunità nei prossimi anni.

A volte ho l’impressione che viviamo ripiegati sul passato, pronti a ricordare i bei tempi di quando si faceva questa o quella iniziativa. Fare memoria delle meraviglie che il Signore ha realizzato nella nostra storia personale o comunitaria è importante e indispensabile, ma non possiamo rinchiuderci nel passato, c’è un mondo che si rinnova e cambia, ci sono situazioni nuove, contesti nuovi, c’è una realtà complessa intorno a noi che ci influenza e ci chiede di essere testimoni di Cristo oggi!

Altre volte intuisco lamentele che mi arrivano, quasi sempre indirettamente, perché non hanno vere e proprie motivazioni, ma rivelano soprattutto un disagio o una fatica a capire dove stanno andando le scelte nella nostra Comunità. Non sono da nascondere, errori ne facciamo tutti e i limiti fanno parte della vita della Chiesa da sempre, ma lamentele e critiche devono diventare stimoli, chiarendo però che cosa vogliamo costruire, perché non dobbiamo cercare una comunità a nostra misura, ma a misura dei tempi di oggi e di chi concretamente vive sul territorio di Pero e Cerchiate.

La comunità è più grande di chi si impegna nelle nostre attività (e siamo infinitamente grati a chi si impegna a diversi livelli), e anche più ampia di chi vive l’Eucaristia ogni domenica (pensiamo per esempio ai malati…).

Soprattutto la nostra comunità ha bisogno di aprirsi a tutti, di diventare una presenza a favore di tutti coloro che qui vivono.

È un’apertura che deve avvenire…
…sia a livello strutturale, con iniziative e attenzioni a ogni persona, colta e rispettata nella sua originalità e appartenenza,

…sia a livello di relazioni personali, anche informali, dove ogni credente si sente sollecitato a costruire rapporti di amicizia e di stima, dove ogni credente è stimolato a superare contrasti e conflitti.

Ritengo che il cristiano più che avere da insegnare su queste cose, abbia uno stimolo per mostrare con molta umiltà (per i suoi errori e i suoi peccati) che si può vivere bene, in pace, e costruire insieme a tutti un mondo e una società che aiuti ogni persona a costruirsi e crescere.

Questo significa essere una Chiesa in uscita.

Tra di noi, tra coloro che più si sentono coinvolti, tra coloro che più percepiscono la proposta della fede come importante per la loro vita, tra coloro che vivono l’’Eucaristia come un momento forte e capace di esprimere la propria vita, tra coloro che – più semplicemente – sono cresciuti dentro la nostra comunità, ma anche per coloro che sono maturati altrove come credenti ed ora vivono a Pero o Cerchiate… tra tutti costoro deve crescere una stima reciproca, che aiuti a incontrarci a dialogare (anche a scontrarci …ma in amicizia e sempre pronti al dialogo).

Sarà fondamentale nutrire la nostra vita (non solo di fede) costantemente con la Parola di Dio, letta e meditata personalmente e in momenti comunitari. Sarà importante sostenerci con i Sacramenti, colti come reali incontri di Gesù con ciascuno di noi e con tutti noi. Sarà importante essere presenti o comunque interessati al cammino di tutti e anche alle attività che ciascuno o che ciascun gruppo porta avanti, perché tutte siano sempre più momento che ci permettano di essere una chiesa in uscita. Sarà importante stimolarci a uscire, a prendere sempre molte iniziative, mettendo in gioco noi stessi e le nostre famiglie…

don Maurizio

Presente nel Comunichiamo numero 15 anno 6 del 10 aprile 2016