Il nostro tempo si caratterizza sempre più per la grande mobilità nella quale noi tutti siamo profondamente immersi. Oggi si viaggia molto e molti viaggiano, anche perché risulta sempre più facile viaggiare. Si viaggia in diversi modi e per diversi motivi. È un’esperienza non priva di ambivalenze e ambiguità: c’è il turista, ci sono coloro che viaggiano per studio o per lavoro, coloro che sono costretti a scappare per la guerra e la fame, ma ci sono anche i pendolari, i vagabondi e i pellegrini.giocovacanza2016

La dinamica del viaggio in tutte le sue declinazioni, da esperienza antropologica elementare e fondamentale, diviene cifra sintetica del senso del vivere umano. Proprio da questa evidenza vorremmo par
tire nella proposta dell’Oratorio estivo 2016 «Perdiqua», collocandoci sulla scia delle ultime tre proposte tematiche che riguardavano il corpo, l’abitare e il nutrirsi.

Tutta la storia della salvezza è costellata di grandi viaggi: di partenze e di arrivi, di cammini e di mete, di percorsi e di strade. Sono sempre un’esperienza di vita complessiva, tanto fisica e materiale, quanto interiore e spirituale. Sono esperienza sintetica in grado di coinvolgere l’uomo n
ella sua totalità e integralità.

Lo stesso Gesù, nella sua vita, ha viaggiato molto. Non è andato molto lontano ma ha percorso molti chilometri. Ha fatto della strada la sua casa e ha reso il cammino il luogo dell’incontro con la salvezza, dando al viaggiare una valenza profondamente teologica. Lui stesso ha detto di essere la via (cfr. Gv 14,3-6). Tutta la vita di Gesù è stata un grande viaggio verso Gerusalemme, luogo del compimento della volontà del Padre. Anche noi, in questo Oratorio estivo, vorremmo metterci in viaggio, non solo riflettere sul cammino. Per questo ripercorreremo l’esodo del popolo d’Israele, che è cammino di libertà a partire dalla promessa della terra.

Vorremmo in questa estate ritornare ad imp
arare il modo cristiano di viaggiare, che è quello di decidere di lasciare qualcosa per partire, senza aspettare di conoscere con esattezza la meta, ma senza stancarci di cercarla, avendo l’umiltà di farci indicare una direzione che diviene il senso che sostiene la fatica.

In fondo, l’avventura di questo oratorio nasce dalla consapevolezza che l’amore di Dio si è già fatto strada in molti modi e ultimamente, nella pienezza dei tempi, si è fatto strada per noi in Gesù. Per questo, anche noi, vorremmo continuare nel cammino della storia ad essere «amore che si fa strada».

don Samuele Marelli

Presente nel Comunichiamo numero 18 anno 6 del 01 maggio 2016