26 giugno 2016

Lettura del Vangelo secondo Matteo (26,27-28)
Gesù prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati».

Tante volte mi ritrovo pigro e svogliato e mi lascio prendere dalla comodità e dal ragionamento facile, comodo, schematico.

Mi sembra più confortevole, o almeno più spiccio, catalogare le varie persone nei miei preconcetti: “Questo so già come pensa, quest’altro ormai è fissato, quell’altro è un incapace e quell’altro ancora un delinquente…”

È più facile e comodo rinchiuderci nelle nostre valutazioni, raggruppare le persone dimenticando l’originalità di ciascuno e le infinite e affascinati sfumature dell’animo umano.

So che non ci riuscirò con tutti, perché prevarrà la mia pigrizia (e un po’ anche la mia timidezza), ma io vorrei davvero incontrare tutti, ascoltare tutti, dialogare con tutti e proporre a tutti un patto, un’Alleanza.

Probabilmente ben pochi accetteranno, ma non importa, io vorrei riproporre continuamente una vera e sempre nuova Alleanza.

Come Gesù, che ha offerto a pochi il calice della nuova ed eterna Alleanza, ma quel calice era per molti, anzi, come spiegano gli esegeti, era per tutti. Così facendo però Gesù, ha innescato un processo: ornai ognuno di quegli undici è diventato una potenziale proposta di dialogo con tutti, ed è diventato sorgente di nuove Alleanze.

Dobbiamo realizzare Alleanze, non rinchiuderci nelle nostre false sicurezze, dobbiamo ricucire continuamente questo tessuto sociale sfilacciato, costruire progetti insieme, avviare iniziative in comune. Non possiamo più tagliare toppe, ma tessere abiti nuovi (cfr Mc 2,21).

Non sarà facile. Dobbiamo lottare con i peccati, i miei, i nostri e anche quelli degli altri. È proprio per questo che occorre versare il sangue, quello di Gesù che perdona, e quello nostro, per chiedere e offrire continuamente perdono.

Qualcuno dirà che così rischiamo di perdere la nostra identità. È vero, è un rischio possibile, ma ritengo sia maggiore il rischio di consumarci e deteriorarci nella nostra presunta originalità, invece di farla evolvere per essere sempre più come il Signore stesso la vuole.

C’è spazio per tutti, per tutti coloro che vogliono costruire qualcosa di buono.

E c’è spazio per il Signore e per il Vangelo, l’unico che davvero contiene semi di vera pace di cui tutti abbiamo oggi estremamente bisogno.

don Maurizio

Presente nel Comunichiamo numero 26 anno 6 del 26 giugno 2016