IV DOMENICA D’AVVENTO

IV DOMENICA D’AVVENTO

DOMENICA DELL’INGRESSO DEL MESSIA

Il testimone d’amore sta in mezzo

 

Il vangelo di Gesù che entra in Gerusalemme, acclamato come re di pace, allude a Gesù che viene nel mondo per realizzare un regno d’amore.
Lui è quel testimone d’amore che stiamo contemplando in questo Avvento per essere anche noi testimoni dell’amore di Dio, del suo regno d’amore di cui il mondo oggi ha estremamente bisogno.
Vediamo anche oggi alcune caratteristiche di questo testimone d’amore. Le potremo riassumere dicendo che il testimone d’amore sta in mezzo.

Il testimone d’amore sta in mezzo nel senso che non si schiera, non sta da una parte contro altri, ma non per questo rimane fuori dai conflitti. Non si lascia etichettare nei nostri schemi, non ci sta nelle definizioni che noi diamo alle persone, non rientra nelle nostre categorie, secondo le quali una persona può essere – per esempio – dei “nostri” o degli “altri”, di destra o di sinistra, dei tradizionalisti o degli innovatori…
Se da qualche parte deve stare, è quella degli ultimi, come vedremo più avanti. Sta in mezzo perché non vuole dominare nessuno, ma neppure farsi sottomettere.Proprio questo ha fatto Gesù entrando in Gerusalemme.
Se leggiamo con cura il brano ci accorgiamo che Gesù è ben attento a evitare due pericoli.
Il primo pericolo consiste nel fatto che tante persone possono trovare comodo delegare tutto al Signore, come se Lui dovesse salvare il mondo, senza però richiedere un impegno di conversione. Può essere anche inteso così il significato dei mantelli stesi per terra (i mantelli sono simbolo della persona e della loro vita). È il pericolo di una vita senza responsabilità, che annienta il proprio valore per comodità o pigrizia, ma alla fine rinunciando a crescere, ma anche alla propria liberà e dignità.
Il secondo pericolo, all’opposto, consiste nell’essere manipolato da altri, piegato ai loro calcoli e progetti. È il senso di chi lo precede, quasi a dirgli dove andare e che cosa fare.
Ma Gesù vuole stare in mezzo da uomo libero, libero di amare e di farsi vicino a chi ha davvero bisogno. Libero per liberarci davvero da ogni forma di oppressione. Perciò osserva ogni cosa tutto intorno. Poi si ritira a Betania, appena fuori Gerusalemme, oltre il monte degli ulivi.; non però “per tirarsi via di mezzo”, ma per capire meglio il da farsi, cioè quello che il Padre gli chiede. Perché vuole essere veramente in mezzo.

Il testimone d’amore sta in mezzo perché non rimane in disparte, ma viene in mezzo. Viene tra la gente, viene tra i poveri, viene accanto a chi ha bisogno, ascolta le sofferenze, consola i pianti, condivide il dolore. Condivide anche il dolore di chi è lontano, non dei nostri, o di chi non vuol essere aiutato.
È interessante la pagina di Isaia: un brano spesso interpretato come una preghiera perché il Signore “mandi l’Agnello”, cioè Gesù tra noi.
In realtà il profeta soffre con i Moabiti, un popolo vicino a Giuda, con i quali spesso i Giudei hanno battibeccato e litigato; ora però stanno per essere distrutti dalle potenze militari dell’epoca (cose che avvengono ancora oggi in quelle terre e non solo!), molti sono già fuggiti in Giudea, profughi come ce ne sono in ogni epoca. Isaia esorta qui i Moabiti a chiedere aiuto al regno di Giuda, mandando un agnello come dono per farsi accettare, poi promette la distruzione del nemico e l’avvento di un giudice giusto. Dobbiamo dire, per la cronaca, che purtroppo l’orgoglio dei Moabiti avrà il sopravvento, non chiederanno alcun aiuto e Moab scomparirà dalla terra. Tuttavia Isaia condivide il pianto di chi soffre, anche lui sta in mezzo, vicino ai profughi e alle loro famiglie minacciate di oppressione e morte, come deve fare ogni vero profeta, ogni vero testimone d’amore.

Il testimone d’amore sta in mezzo per rilanciare l’amore, per “sovrabbondare nell’amore”, come dice Paolo scrivendo ai cristiani di Tessalonica. È bello quanto l’apostolo qui scrive: io vi ho fatto vedere come comportarvi, come amare, ora voi continuate, ancora di più, fate ancora meglio di me.
Perché noi siamo chiamati a crescere sempre più nell’amore, a fare passi avanti, non limitandoci a imitare chi ci ha preceduto, ma facendoci sostenere dal loro esempio, a superarli sempre di più.
Può aiutarci l’esempio del testimone nella corsa a staffetta. È un cilindro in fibra di carbonio lungo 30 cm.: l’atleta lo riceve, corre il suo tratto sula pista e poi lo passa a un altro perché continui la corsa. Si fa così anche portando la fiaccola. Ciascuno riceve da altri per far poi proseguire verso la meta.
Il testimone d’amore fa lo stesso: riceva amore, lo fa crescere e lo passa ad altri; sta in mezzo. Anche nella fede: il testimone sta in mezzo tra chi la trasmette a lui e coloro ai quali lui la passa. Così dobbiamo fare anche noi. Così sovrabbonda l’amore, fino al traguardo, già pienamente visibile i Gesù, Lui è insuperabile!

Questa Eucaristia diventa allora un invito perché ciascuno di noi impari a stare davvero in mezzo, accanto a tutti, agli ultimi, per rilanciare l’amore, fino alla pienezza di Cristo Gesù.

Vieni, Signore Gesù,
vieni, testimone d’amore.

Vieni in mezzo a noi
e donaci la libertà di amare,
di accostare chiunque,
senza pregiudizi e schieramenti,
rompi i nostri schemi,
che incasellano le persone
e donaci la libertà di chi ama davvero.

Vieni in mezzo a noi,
accanto a chi soffre, è solo, oppresso.
Stimola in ciascuno la dignità
che nasce dal saperci amati,
oggetto di attenzione.
Insegna anche a noi
a farci vicini a chiunque è nel dolore
o schiacciato dalla fatica.

Vieni in mezzo a noi
e rilancia il nostro amore
perché possa crescere
e progredire sempre più,
fino a raggiungere la tua misura,
infinita, grande più dell’universo
per regnare con te nei secoli dei secoli.