Quando celebro le Esequie dei defunti della nostra Comunità, mi accorgo che quella vita che stiamo affidando al Signore mi parla, esprime un messaggio. È Dio stesso che parla attraverso quella storia che si è appena conclusa.

Forse non sempre ci azzecco, ma gli stessi familiari, che hanno conosciuto e amato quella presenza, mi aiutano a cogliere la ricchezza di quella vita e a ricondurla a Dio stesso.

Mi rendo conto che tutti siamo chiamati a santità e anche quelle persone, che probabilmente non saranno mai proposte per un processo di beatificazione, sono sante.

Se questo è vero – e lo è – allora posso anche dire che ciascuno di noi, con la sua vita parla, ciascuno di noi in qualche modo è già santo, ciascuno di noi esprime un messaggio di Dio, è Parola di Dio.

Ecco allora alcune conseguenze di queste considerazioni che mi permetto di condividere con tutti. Sono conseguenze che ritengo particolarmente urgenti e importanti per la nostra Comunità.

L’importanza della preghiera. Abbiamo bisogno di pregare e di pregare di più. Se siamo chiamati a esprimere un messaggio di Di,o dobbiamo fare in modo che la nostra vita resti sempre più davanti a Lui. Dobbiamo ridare spazio e tempo alla preghiera. Certo ci può aiutare la preghiera del Rosario, ma anche quella dei Salmi (che abbiamo riscoperto nel corso biblico da poco terminato), o meditando il Vangelo e rivivendolo. Anche per questo diventa importante la “Scuola della Parola” che proporremo un giovedì al mese.

Stimiamoci a vicenda. Impariamo a valorizzare ogni persona che ci sta accanto, che incontriamo, con cui condividiamo qualunque cosa. L’individualismo in cui viviamo ci spinge a sospettare dell’altro, a coglierne i difetti e i rischi, per difenderci. Ma se l’altro mi porta un messaggio di Dio, allora diventa importante. Noi dobbiamo cogliere la positività di ciascuno e dobbiamo farlo, possibilmente, prima che la morte lo avvolga e renda definitivo il suo messaggio. Impariamo allora a stimare e valorizzare ciascuno, a notare e far notare il bene che ciascuno fa o può fare.

Restiamo nella Comunità. Restiamo in particolare nella nostra Comunità pastorale, nella Chiesa che vive in Pero e Cerchiate. Lo so che è piena di difetti e di limiti, che spesso non è accogliente, che non sa valorizzare tante presenze. Ma è la nostra Chiesa. Non defiliamoci, silenziosi, delusi di tanti difetti che tra noi. Rischiamo altrimenti di voler costruire una fede a nostra misura, e diventare battitori liberi. Invece noi siamo santi e chiamati alla Comunione dei santi. Siamo chiamati a operare qui, in questa Comunità e anche in questa realtà sociale, con tanti difetti, ma anche tante potenzialità che – magari – aspettano proprio noi per manifestarsi.

Insomma, credo che i defunti che ricordiamo oggi ci stimolino a guardare in modo positivo la realtà che viviamo. Se ciascuno di loro ci parla, tutti insieme ci ricordano che anche noi, con loro, siamo santi.

don Maurizio
(rielaborato dall’omelia del 1 novembre 2018 al cimitero)