«Vedi, oggi ti do autorità
sopra le nazioni
e sopra i regni
per sradicare e demolire,
per distruggere e abbattere,
per edificare e piantare»
(Ger 1,10).

Arriva da qui, dal profeta Geremia, il tema di questa Festa Patronale. Nasce da una parola rivelata da Dio al profeta Geremia, allora ancora giovane, che amava la vita tranquilla e le cose belle, ma mandato subito a richiamare duramente un popolo (e, soprattutto, i suoi capi) che non capivano i guai in cui si stavano cacciando: non si rendevano conto che l’essere popolo di Dio esigeva la loro costante conversione, che non sarebbero stati preservati dalla furia dei Babilonesi (nuova potenza del tempo), fagocitati anche loro dalle logiche di potere.

Toccherà proprio a quel giovane mite, gridare il bisogno di conversione, una maggior attenzione al primato di Dio, il rispetto alla vita e alle persone. Geremia dovrà subire, oltre al rifiuto, tutte le disgrazie del suo popolo. Sopravvivrà, ma solo per annunciare una nuova alleanza tra Dio e il suo popolo.

Sei verbi descrivono la missione di Geremia, quattro sono negativi (sradicare, demolire, distruggere e abbattere) due positivi (edificare e piantare)

Nel progettare la festa patronale ci siamo chiesti che cosa volessimo esprimere, in che cosa richiamarci.

Viviamo un tempo particolare, segnato da forti contrasti, da atteggiamenti poco rispettosi, da critiche e giudizi sommari, dove è difficile ascoltarci e capire il valore dell’altro.

Tutto questo crea solitudine.

Abbiamo bisogno di incontrarci, ascoltarci, accettarci a vicenda… e accogliere tutti: persone sole, malate, anziani, solitari, senza tetto, poveracci, timidi, spacconi, stranieri, meridionali, milanesi doc… dobbiamo riscoprire l’umanità di ciascuno. E il Vangelo ci spinge in questa direzione, ci sostiene. Abbiamo bisogno di Vangelo, di Gesù.

Anche a noi viene voglia di sradicare-demolire-distruggere-abbattere: ci accontentiamo di dire “Piantala!” nel senso di “Smettila!”, “Smetti di arrabbiarti, richiuderti, criticare”. Più importante è cominciare a edificare e a piantare. Noi scegliamo di piantare qualcosa di bello.

La Festa Patronale che qui presentiamo vorrebbe essere l’invito a seminare e far crescere occasioni di incontro, per tornare ad apprezzarci tutti, a valorizzarci per quello che ciascuno di noi è e può offrire.

Sarebbe bello se durante i giorni della festa ciascuno almeno provasse a incontrare una persona sola, a salutarla, a parlarle a farle visita. Sarebbe il segno che qualcosa stiamo piantando.

Anche i numerosi eventi proposti in questa festa sono piccole pianticelle, piccoli e timidi inizi per far crescere qualcosa di bello.

don Maurizio