AVVENTO, TEMPO DI SPERANZA 1

AVVENTO, TEMPO DI SPERANZA 1

Viviamo immersi in una infinità di notizie tragiche che mettono in luce lo stravolgimento del nostro mondo. Sentiamo il rintocco del numero dei contagi, dei ricoveri e purtroppo anche dei morti. Coperti da mascherine anche i nostri sorrisi si sono spenti. Gli occhi, in modo fugace, cercano uno sguardo di intesa o scrutano dubbiosamente chi ci passa accanto. La libertà è limitata, il lavoro precario, il divertimento sospeso. La luce del giorno si spegne presto, la pazienza dei bambini rinchiusi in casa si esaurisce velocemente. Nella nostra mente rimbalza con forza l’immagine della paura che inquieta, frena e rattrista.

Anche a noi verrebbe da dire al Signore Gesù come hanno fatto i discepoli: “Quando finirà tutto questo?”. Anche la nostra pazienza ha un limite.

Siamo cresciuti nella società della fretta e delle tante cose da fare, del futuro da programmare, degli impegni che non si possono rimandare e del tempo da riempire. Ma adesso?! Tutto si ferma nella più cupa incertezza su ciò che il futuro ci riserverà.

Proprio in questa incertezza inizia il tempo santo dell’Avvento, che nella nostra esperienza di bravi cristiani abbiamo sempre vissuto come un periodo di preparazione al Natale di Gesù.

E se invece di pensarlo solo come accessorio per quella festa quest’anno lo accogliessimo come dono di grazia per allenare la nostra speranza?

La speranza non è semplicemente l’immaginare che le cose cambieranno, che ci sarà una data in cui si potrà tornare alla vita di prima, neppure che finalmente è stato scoperto un vaccino (anche se ce lo auguriamo). Abbandonarsi alla speranza non è cadere nelle braccia della rassegnazione, altra faccia della medaglia della paura, che invita a non fare nulla in attesa di tempi migliori: un alibi a buon mercato per non impegnarsi.

Al contrario, la speranza è l’arco portante della “perseveranza” a cui ci richiama fortemente il Vangelo. La perseveranza si nutre della fiducia nella promessa, che ci è stata fatta in Gesù, dell’amore di Dio che non verrà mai meno e, insieme, del tempo che offre infinite possibilità per accoglierlo e viverlo.

Qualcuno ha detto che “c’è speranza quando l’essere progetta il suo futuro”. La speranza non ci spinge in avanti in maniera passiva, come un bambino che si fa portare pigramente in braccio dalla mamma, ma ci attrae a sé come una mèta desiderabile, come un appuntamento irrinunciabile, come una gioia da assaporare. La speranza non è solo un bel pensiero ma si rende presente nel nostro continuo e incerto camminare. Infatti chi ha una speranza è capace di resistere nella fatica, si adatta più facilmente alle situazioni di novità, è in grado di accettarsi e accettare gli altri. Insomma, la speranza ci fa stare bene nel nostro presente ma orientati al futuro.

Quando studiavo latino il mio professore mi ripeteva spesso che “Spero, promitto et iuro reggono sempre l’infinito futuro”. L’amore di Dio è questo infinito che non finisce mai e che ci invita, nonostante tutto, a perseverare nel bene.

don Alessio