OMELIA PER LA FESTA DEL SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ

OMELIA PER LA FESTA DEL SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ

24 giugno 2022

Come fai, Signore? Come fai ad avere sempre un cuore così grande?

Come fai a correre sempre dietro a ogni pecorella che si perde?

Io non riesco.

A volte, sì, mi viene voglia di provare a imitarti, di andare incontro a tutti, di chiamarli, di guardare in ogni angolo della strada o nelle retrobotteghe, oppure di esplorare tra le righe dei social…

Mi viene voglia di rintracciare tante persone che si sono perdute, persone che soffrono nel corpo e nella mente, che vivono da arrabbiati, persone lasciate solo per il loro pessimo carattere, o per un errore commesso in passato. Vorrei andare incontro proprio a coloro che in apparenza si ergono a giudici di tutti, ma dentro hanno una fragilità estrema. Vorrei riconoscere tutti coloro che si scontrano con il loro fallimento, senza volerlo accettare, quanti hanno paura di essere insignificanti, di contare nulla per questo mondo che non sa dar valore se non a chi si abbassa a farsi usare.

Mi viene a volte la voglia di andare a cercare tutte queste persone, come hai fatto tu, o di far finta di essere lì per caso (come quel samaritano…). Di incontrarle personalmente, non per stare tanto a parlare, non per cercare di convincerle, ma per soffrire con loro, piangere con loro, per far capire che mi interessano, che mi stanno a cuore. E solo se me lo chiedono vorrei parlare loro di te.

Mi viene voglia di fare tutto questo, come lo hai fatto e lo fai ancora tu, ma non ne sono capace.

Non se sono capace, prima di tutto, perché mi rendo conto di essere anch’io in questa situazione, di perdermi anch’io facilmente, di restare bloccato dal peccato, di essere fragile e instabile, di provare anch’io rabbia, di sentirmi insignificante e di contare ben poco per tanti.

Poi mi accorgo che di persone così ce ne sono tante, tantissime e non mi basta seguirne una o due, o dieci, perché altri sono in attesa e non mi sembra giusto incontrarne solo qualcuno. Poi però va a finire che tutti si sentono come gli altri, indifferenti in mezzo a tanti altri, insignificanti. Io invece so che ciascuno è importante perché è lui o lei, originale e irripetibile. E se anche avessi un cuore capace di dare a ciascuno il suo posto, non ho una testa che sa ricordare di tutti e cogliere quel riflesso che rende ogni persona unica.

Allora mi domando se davvero tutti meritano questa attenzione, penso che se si sono persi è anche per colpa loro. Poi mi rendo conto che in fondo non accettano affatto il mio aiuto, anzi divento per loro una presenza fastidiosa, sono diffidenti e sospettosi, mi vogliono allontanare…

Insomma, Signore, io non sono capace di avere un cuore come il tuo.

C’è un ultimo motivo che mi frena da voler diventare come te. Tu, Signore, non sei solo andato in cerca della pecora perduta, non hai solo aiutato quell’uomo che, scendendo da Gerusalemme a Gerico, è incappato nei briganti. Tu hai dato la vita! Tu, per essere davvero accanto a tutti i sofferenti, sei morto come uno di loro, come un malfattore. Sei stato appeso alla croce, hai pagato molto più che due denari, hai pagato con la vita.

Ecco, Signore, perché, se anche mi viene la voglia di fare come te, in realtà mi tiro indietro e metto un limite a quell’amore infinito che tu, invece, hai avuto proprio per me.

Che cosa mi vuoi dire?

“Maurizio caro, perché hai così paura? Io sono con te. Ti basta quel mio desiderio di avere un cuore come il mio!

Comincia! Comincia solamente, comincia con coloro che incroci, amali con tutto te stesso, comincia con quelle persone che ti cercano e, subito dopo, con quelle che con te si arrabbiano. Prova anche con chi ti vuole del male.

Non ti chiedo di raggiungere tutti, di annunciare a tutti la mia misericordia, tanto meno di convertire tutti. È già tanto se converti continuamente te stesso.

È probabile che altri si uniranno a te e stimolati dal tuo esempio vorranno anche loro avere un cuore come il mio, attento a tutti. Il mio amore è come un fuoco, può essere piccolo, nascosto sotto la brace, ma ha in sé la potenza di diffondersi sempre più, anche dopo molto tempo, quando meno te aspetti.

La Chiesa, la mia Chiesa, è così. Io la desidero non tanto perché sia tanto una bella organizzazione, ma perché tenga vivo il mio amore nel mondo e mi aiuti a diffonderlo.

E se hai paura di finire come me sulla croce, sappi che ne ho avuta anch’io. Non ti chiedo questo, ma tu non lamentarti per ogni prova e sofferenza che dovrai affrontare, anche questo è un’occasione per dire il mio amore. E non temere: io sarò con te per sempre”.

Come fai, Signore? Come fai ad avere sempre un cuore così grande?

Come fai a correre sempre dietro a ogni pecorella che si perde?

Io non riesco.

A volte, sì, mi viene voglia di provare a imitarti, di andare incontro a tutti, di chiamarli, di guardare in ogni angolo della strada o nelle retrobotteghe, oppure di esplorare tra le righe dei social…

Mi viene voglia di rintracciare tante persone che si sono perdute, persone che soffrono nel corpo e nella mente, che vivono da arrabbiati, persone lasciate solo per il loro pessimo carattere, o per un errore commesso in passato. Vorrei andare incontro proprio a coloro che in apparenza si ergono a giudici di tutti, ma dentro hanno una fragilità estrema. Vorrei riconoscere tutti coloro che si scontrano con il loro fallimento, senza volerlo accettare, quanti hanno paura di essere insignificanti, di contare nulla per questo mondo che non sa dar valore se non a chi si abbassa a farsi usare.

Mi viene a volte la voglia di andare a cercare tutte queste persone, come hai fatto tu, o di far finta di essere lì per caso (come quel samaritano…). Di incontrarle personalmente, non per stare tanto a parlare, non per cercare di convincerle, ma per soffrire con loro, piangere con loro, per far capire che mi interessano, che mi stanno a cuore. E solo se me lo chiedono vorrei parlare loro di te.

Mi viene voglia di fare tutto questo, come lo hai fatto e lo fai ancora tu, ma non ne sono capace.

Non se sono capace, prima di tutto, perché mi rendo conto di essere anch’io in questa situazione, di perdermi anch’io facilmente, di restare bloccato dal peccato, di essere fragile e instabile, di provare anch’io rabbia, di sentirmi insignificante e di contare ben poco per tanti.

Poi mi accorgo che di persone così ce ne sono tante, tantissime e non mi basta seguirne una o due, o dieci, perché altri sono in attesa e non mi sembra giusto incontrarne solo qualcuno. Poi però va a finire che tutti si sentono come gli altri, indifferenti in mezzo a tanti altri, insignificanti. Io invece so che ciascuno è importante perché è lui o lei, originale e irripetibile. E se anche avessi un cuore capace di dare a ciascuno il suo posto, non ho una testa che sa ricordare di tutti e cogliere quel riflesso che rende ogni persona unica.

Allora mi domando se davvero tutti meritano questa attenzione, penso che se si sono persi è anche per colpa loro. Poi mi rendo conto che in fondo non accettano affatto il mio aiuto, anzi divento per loro una presenza fastidiosa, sono diffidenti e sospettosi, mi vogliono allontanare…

Insomma, Signore, io non sono capace di avere un cuore come il tuo.

C’è un ultimo motivo che mi frena dal voler diventare come te. Tu, Signore, non sei solo andato in cerca della pecora perduta, non hai solo aiutato quell’uomo che, scendendo da Gerusalemme a Gerico, è incappato nei briganti. Tu hai dato la vita! Tu, per essere davvero accanto a tutti i sofferenti, sei morto come uno di loro, come un malfattore. Sei stato appeso alla croce, hai pagato molto più che due denari, hai pagato con la vita.

Ecco, Signore, perché, se anche mi viene la voglia di fare come te, in realtà mi tiro indietro e metto un limite a quell’amore infinito che tu, invece, hai avuto proprio per me.

Che cosa mi vuoi dire?

“Maurizio caro, perché hai così paura? Io sono con te. Ti basta quel mio desiderio di avere un cuore come il mio!

Comincia! Comincia solamente, comincia con coloro che incroci, amali con tutto te stesso, comincia con quelle persone che ti cercano e, subito dopo, con quelle che con te si arrabbiano. Prova anche con chi ti vuole del male.

Non ti chiedo di raggiungere tutti, di annunciare a tutti la mia misericordia, tanto meno di convertire tutti. È già tanto se converti continuamente te stesso.

È probabile che altri si uniranno a te e stimolati dal tuo esempio vorranno anche loro avere un cuore come il mio, attento a tutti. Il mio amore è come un fuoco, può essere piccolo, nascosto sotto la brace, ma ha in sé la potenza di diffondersi sempre più, anche dopo molto tempo, quando meno te aspetti.

La Chiesa, la mia Chiesa, è così. Io la desidero non tanto perché sia una bella organizzazione, ma perché tenga vivo il mio amore nel mondo e mi aiuti a diffonderlo. Quello che chiedo a te lo chiedo a tutti fedeli.

E se hai paura di finire come me sulla croce, sappi che ne ho avuta anch’io. Non ti chiedo questo, ma tu non lamentarti per ogni prova e sofferenza che dovrai affrontare, anche questo è un’occasione per dire il mio amore. E non temere: io sarò con te per sempre”.

don Maurizio