Quinta meditazione

Quinta meditazione

NON ABBIATE PAURA!

Esercizi Spirituali

29 – 30 marzo 2017

5.  Non abbiate paura

Mt 10,26Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. 27Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. 28E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. 29Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. 30Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. 31Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!

 

Per tre volte Gesù ti dice di non aver paura. È come un ritornello. Ed è anche tra le esortazioni più frequenti nel Vangelo.

Che cos’è la paura? Potrei descriverla come una sensazione interiore, una sorta di spasmo del nostro intimo, sollecitato di solito da cause esteriori.

In certi momenti la paura è sicuramente positiva. Potremmo chiamarla in questo caso “timore”, anche se i due termini sono sinonimi. Il timore è positivo quando stimola la virtù della prudenza, di cui abbiamo detto nella precedente meditazione. Oppure quando assume forme di attenzione, di premura e rispetto, di riverenza e venerazione, soprattutto verso qualche persona amata: è il caso del “timor di Dio”.

Ma la paura diventa pericolosa quando blocca, quando ti impedisce di agire.

L’esortazione di Gesù ha un sapore strano. Come facciamo a non aver paura? Viene da sola! Non riusciamo a evitarla. Anche Gesù ha provato “paura e angoscia” nel Getsèmani (cfr Mc 14,34)! Penso che l’esortazione a non aver paura significhi che non devi farti bloccare dalla paura.

Riconosco diversi modi in cui la paura ci blocca. Provo a distinguerne alcuni.

Puoi considerare anzitutto la paura di fallire, sbagliare, di non portare a buon fine un’impresa, di mostrare i tuoi limiti e le tue incapacità. A maggior ragione se si aggiunge la vergona, per la paura di essere giudicato (o giudicata) negativamente. A volte questa paura ti può frenare dal far del male, e questo può essere positivo.

Un po’ diversa è la paura di soffrire, di essere perseguitato (o perseguitata), di venire escluso (o esclusa), giudicato (o giudicata), condannato (o condannata) e costretto (o costretta) a sopportare qualche pena. È anche la paura del dolore, del non riuscire più a gestire te stesso (o te stessa), del dover dipendere da altri o di rimanere solo (o sola). Anche questa paura può bloccarti e soprattutto può impedirti d’amare.

Ma la paura più infida (e sempre presente nel nostro animo) è la paura di morire, di rompere tutti i legami che ti tengono in vita, tutti gli affetti e di fallire in uno dei desideri più alti, quello in cui riponiamo la nostra felicità: il desiderio di comunione, di capire ed essere capiti, di amicizia, di condivisione, di armonia e di pace, il desiderio di amore. È anche la paura di perdere quella consapevolezza di noi stessi, di non essere più, di finire nel nulla o di confonderci nel tutto. Questa paura – quando ti blocca – è deleteria. Ti impedisce di amare, di fare della tua vita un dono totale, di accogliere con tutto te stesso (o te stessa), affidandoti totalmente. Normalmente noi non ci rendiamo conto di questa paura, si nasconde, diventa ansia di vivere, bisogno di affermarci, di salvare il salvabile, genera forme di egoismo e di violenza, d avidità, di ricerca spasmodica del piacere. È questo il vero danno che la paura provoca. Tante “mentalità di morte” nascono proprio dalla paura di morire, fanno credere di aver superato e sconfitto la paura di morire, ma non è vero: è solo dimenticata e assecondata, ma, in realtà, essa è attiva e operante. Certe forme di violenza tra bande malavitose, certe mentalità mafiose, certe tattiche di guerra, tanti arrivismi, tante forme di accumulo spasmodico… nascono proprio dalla paura di morire, che fa attaccare la vita a cose di poco conto, come i soldi, il piacere, verso un gusto per l’horror, e anche uno sbagliato senso dell’onore… Il risultato è sempre lo stesso ed è tremendo: diventiamo incapaci di amare, di amare fino in fondo!

L’esercizio di questo quinto giorno è quello di prendere consapevolezza delle nostre paure, di non nasconderle, ma di evidenziarle, per poterle affrontare, perché se è il caso ci aiutino a essere prudenti, ma non impediscano mai di amare.

Quali sono le tue paure? Hai paura di morire? In che cosa consiste tale paura? Che evoluzione ha avuto lungo la tua vita?

 

A questo punto possiamo rileggere il brano di Vangelo. Gesù ti offre due motivi per non aver paura, cioè per fare in modo che la paura non ti blocchi, non ti impedisca di amare. Gesù dice che non devi aver paura perché “non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato”. E poi perché tu vali “più di molti passeri”. Partiamo da questa seconda motivazione.

 

Lo sguardo di Gesù è ampio, egli sa che la morte non è la fine. Tu non finisci con la tua morte fisica, ci sono tante morti e tanti modi di morire: ogni malattia, ogni fallimento sono già un morire, e la morte fisica non è l’ultima né la peggiore delle morti. La morte peggiore è quella della tua anima, cioè del tuo valore, dei tuoi desideri più alti, della tua possibilità d’amare. Possono uccidere il tuo corpo, cioè possono eliminare la tua presenza, fermare il tuo dire e il tuo fare, impedirti quindi di agire come apostolo ed evangelizzatore, ma non possono togliere valore (in ebraico si direbbe “peso”) alla tua vita e a te. Non possono perché il tuo valore è riposto in Dio. Tu per lui sei importante, perché lui ti ama.

Lìberati allora dall’ansia di vivere, dagli affanni di chi si preoccupa del cibo o del vestito (cfr Mt 6,31), di chi insegue la vita, illudendosi di poterla conquistare e non accorgendosi che invece è da accogliere come dono. Fìdati del Signore, lui sa dar valore anche alle cose apparentemente insignificanti come i passeri o i capelli. A maggior ragione sa dare il giusto valore anche a te. La tua vita e il tuo corpo perdono valore quando non amano più, a questo punto sono spazzatura, buoni solo per essere gettati nella discarica di Gerusalemme, la Geenna. Per tutto questo puoi far dono della tua vita, senza lasciarti dominare dalla paura di morire.

Credo anzi che il tuo valore più grande si manifesti nella possibilità di affidare la tua vita a colui che ti ama, di rimetterla nelle mani di chi te l’ha donata.

Io Prego di poter morire così. E tu?

Credi, cioè, ti fidi, che la morte fisica non è il fine di tutto?

Ti senti capace di amare totalmente, cioè fino alla morte?

Ti senti capace di affidare a Dio la tua vita?

 

La seconda motivazione per non aver paura che Gesù ti dà è un po’ strana: tu dovresti non aver più paura perché tutto sarà svelato? Dove sta il collegamento logico? Forse, più che della paura di morire o di soffrire, qui Gesù parla della paura di fallire, di venire emarginati e derisi. Forse parla della paura che il tuo annunciare il Vangelo si risolva in un fallimento, che la gente non ti ascolti affatto, non si converta, o addirittura ti guardi male, arrivi a detestarti, e soprattutto che veda ed evidenzi il tuo peccato, un peccato che contraddice quanto devi invece testimoniare.

Gesù ti rasserena. Il Vangelo sarà svelato comunque, e saranno svelati comunque anche tutti i tuoi peccati… Ti confesso che questa cosa a me un po’ spaventa (!), ma avverrà in un contesto sereno, d’amore, nel “regno dei cieli”.

Non sarai probabilmente tu a convertire, al massimo sarai solo l’occasione perché alcuni si convertano. Gesù e lo Spirito santo, convertono i cuori e aprono alla fede. Tu devi solo annunciare questa possibilità. Di annunciare questo tu non devi aver paura! Devi osare!

 

Non devi aver paura di mostrare la tua fede, di testimoniarla, di far vedere i tuoi sforzi con cui cerchi di convertirti, ma anche di come ti lasci attirare da Gesù, pur tra mille contraddizioni.

Devi osare, devi intraprendere iniziative anche nuove, anche insieme a tutta la chiesa, offrendo la tua disponibilità, sostenendo ogni azione pastorale e aiutando a rinnovarle continuamente. Soprattutto devi – come diceva san Giovanni Paolo II – aprire, senza paura le porte a Cristo.

Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!

Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa!

Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna.

(Giovanni Paolo II, Omelia di inizio pontificato, 22 ottobre 1978)

Sei pronto (o pronta) a mettere in gioco la tua fede? Sei disponibile per impegni pastorali, a condividere le proposte della Comunità? Oppure sei bloccato da qualche paura? Quale?

 

Ecco allora alcuni esercizi da fare in questa quinta giornata.

 

  • Leggi e rileggi la pagina di Vangelo, ascolta le parole di Gesù come proprio rivolte a te. Cerca di capire bene a quali aspetti della tua vita si stia riferendo e che cosa ti voglia proporre.
  • Rispondi alle domande scritte in corsivo lungo questa meditazione e condividi le tue riflessioni con altri.
  • Metti a fuoco bene le tue paure. Di chi e di che cosa hai paura? Quali conseguenze temi di più? Esamina in particolare la paura della morte. Quanto è viva in te? Come si manifesta? Dietro che cosa si nasconde?
  • Racconta le tue paure e accogli le paure dei tuoi cari. Anche questo è un modo per affrontarle: insieme!
  • Prega raccontando al Signore le tue paure e cogliendo la sua presenza rassicurante, carica di fiducia: tu vali più di molti passeri.

 

Scegli tu almeno uno tra questi esercizi e vivilo con impegno e gioia oggi.