Domenica della Samaritana

“Se tu conoscessi il dono di Dio…” dice Gesù alla donna. “Se ti accorgessi che io sono per te un dono che viene da Dio!”. Davvero Gesù è un dono, è il dono di cui abbiamo estremamente bisogno. È dono perché è immeritato ed è dono anche perché è inaspettato. Infatti sono ben altre le nostre attese e non siamo certamente degni di incontrare il Figlio di Dio. Quella donna non meritava di incontrare Gesù, né se lo aspettava. Durante l’intenso dialogo, nel quale il maestro la conduce, passa dalla diffidenza, alla curiosità, al disagio di sentirsi conosciuta, fino all’entusiasmo di vedere nuove possibilità per la sua vita e corre a condividere con altri quel dono.

Quel dono che è Gesù è da conoscere, deve esser conosciuto da tutti, è un dono per tutti, anche per noi, anche per te, anche per chi non sa di averne bisogno.

 

La ricchezza di Gesù è un dono che ci fa scoprire una miriade di doni. Potrei dire che alla luce di Gesù tutto diventa dono, tutto è grazia (grazia significa, appunto “dono”). Anche la Parola di Dio ascoltata oggi ce ne offre qualche esempio.

 

Alla luce dell’Epistola scopriamo che ogni persona è un dono, ogni presenza è dono da accogliere. Per rendercene conto dobbiamo considerare le infinite possibilità cui ogni incontro ci apre. Ogni uomo o donna, di qualsiasi popolo o cultura, di qualsiasi intelligenza, con qualsiasi capacità, con qualunque carattere, ogni persona, che sia sana o malata, è un dono, una possibilità. Anche coloro che ci tocca sopportare o che non riusciamo sopportare (“sopportandovi a vicenda” dice Paolo – Ef 4,2) sono in realtà un dono.

Noi stessi possiamo essere dono per gli altri e il nostro compito è quello di assomigliare sempre di più al dono vero e pieno che è Gesù. Lui è infatti un dono pieno, totale, che fa della sua vita un dono, come lo contempleremo nei giorni di Pasqua.

 

Perché ogni dono comporta un compito, chiede una risposta, una responsabilità, implica che il dono ricevuto sia passato ad altri, arricchito e cresciuto con il nostro amore.

Mi piace rileggere così il decalogo, che noi chiamiamo “i comandamenti” ma che in realtà sono l’invito ad riconosce i doni di Dio e a farli crescere. La lettura ci presenta una delle due versioni bibliche del decalogo, che non possiamo qui approfondire.

Pero mi piace riconoscere nel decalogo il dono dell’Alleanza, che Dio offre al suo popolo, insieme il dono della libertà, per poterla accogliere.

Riconosco il dono del tempo, da riconoscere nell’alternanza festa-lavoro.

Riconosco il dono dei genitori e di ogni altra autorità (anche quella politica!) da onorare e con cui dobbiamo dialogare.

Riconosco il dono della vita umana, da custodire sempre e in chiunque, come valore da difendere perché base di ogni altro valore.

Riconosco il valore della fedeltà (coniugale e non solo), e anche della corporeità, che ci permette di agire comunicare, e della sessualità.

Riconosco il dono dei beni materiali, per difendere la liberta di ogni persona, e che sono da condividere in una logica di carità.

Riconosco il valore della parola, per dialogare e cercare la verità.

Riconosco il dono grande di desiderare, che non deve diventare bramosia, ma occasione per tendere insieme a qualcosa di più grande e più bello.

Ogni dono comporta un compito.

 

Anche questa Eucaristia è dono. È il dono più bello e perfetto: quello di Gesù.

Nel Vangelo di oggi Gesù dice alla donna che è arrivato finalmente il momento di adorare Dio “in spirito e verità”. Penso alluda a un culto non più ridotto a semplici riti, dove si dona qualcosa, una vittima… Il vero culto è un rapporto con il Signore, dove possiamo offrire pienamente noi stessi, fin nel profondo del nostro spirito e nella verità di un dono concreto e quotidiano della nostra vita.

Sia già così anche questa Eucaristia.