L’ARROGANZA FALLISCE

Iniziamo in questo Avvento un cammino di umiltà, consapevoli che solo così, con tanta umiltà, possiamo annunciare il Vangelo ed essere una presenza valida oggi qui a Pero. Dobbiamo proporci con umiltà perché il Vangelo non è nostro, perché non dobbiamo inventarci nulla…

 

Oggi la Parola di Dio ci mostra scenari pesanti, duri, di distruzione, di catastrofi, di dolore, di violenza, sono scenari che descrivono la conseguenza del peccato degli uomini, cioè dei nostri peccati (l’Epistola parla di volgarità, insulsaggini e trivialità).

Sofferenze e dolori sono conseguenze di un mondo che si allontana dallo spirito evangelico, prendono forma quando crediamo che il valore dell’uomo non è riposto in Dio, ma in noi stessi e nelle nostre capacità. Nasce da qui l’uomo arrogante, l’uomo convinto di essere migliore degli altri. Magari non lo dà a vedere (sarebbe controproducente), ma nel suo intimo è convinto di essere il migliore, o comunque che deve farsi valere, far credere di potere tutto. Dobbiamo fare attenzione perché anche in noi si può generare l’illusione di essere migliori degli altri, anche in noi cristiani! Anche noi rischiamo l’arroganza.

 

L’uomo arrogante ha bisogno di affermarsi, di convincersi di essere importante e di valere più degli altri. Per far questo mi sembra di individuare tre strumenti che sono a nostra disposizione. Sono strumenti negativi, che ci ingannano, sono molto pericolosi. Faremmo bene a evitarli con cura.

Il primo strumento da evitare è la violenza, cioè il potere imposto. Lo possiamo riconoscere nella forza bruta o nella forza delle armi, oppure, più semplicemente, nella forza di chi grida più forte, o di chi inganna. Parliamo della costrizione fisica o di quella più subdola di chi manipola il pensiero e lo distorce, con la frode e l’inganno. L’uomo arrogante pensa di valere perché è forte e sa vincere gli altri, piegarli alla sua volontà.

Un secondo strumento da evitare è la ricchezza, cioè i soldi o il potere economico di chi pensa di poter comprare tutti e tutti. Parliamo dell’arroganza di chi per i soldi fa tutto e accumula ricchezze e le mette da parte per avere più sicurezza e non importa se altri hanno bisogno, prima veniamo noi! L’uomo arrogante pensa che il soldi aprano tutte le porte, ma si illude.

Infine dobbiamo evitare lo strumento del piacere, il pensare prima di tutto a star bene noi, a goderci la vita, a fare le cose che ci piacciono, cercando di dosarle solo per poter in futuro godere meglio e di più. È anche lo strumento della seduzione di chi promette (anche senza mantenere), di chi illude, inganna. Parliamo dell’arroganza di chi pensa a star bene o di chi pensa di poter ingannare chiunque.

Ebbene, questa arroganza è destinata a fallire, genera solo sofferenza e dolore per tutti.

 

Ma di fronte a scenari così spaventosi come dobbiamo reagire da cristiani? Qual è l’atteggiamento corretto da imparare e da proporre?

La risposta è nel cammino di questo Avvento, un cammino di umiltà. Avremo modo nelle varie domeniche di approfondire e di capire bene in che cosa consista questa bella virtù. Qui, ora accenniamo a un’altra virtù, molto vicino all’umiltà. Parliamo della mitezza, del non essere violenti. Gesù stesso, parlando di sé ha detto: “imparate da me, che sono mite e umile di cuore” (Mt 11,29). Il cristiano in un mondo arrogante è chiamato a essere mite come Gesù.

Diciamo subito che il mite non è il timido, tanto meno il pauroso, e neppure chi subisce e basta. Certo dobbiamo mettere in conto di dover subire molto e anche di dover sopportare fatiche e sofferenze e ingiustizie. Ma non è questo che cerchiamo.

Il mite sa proporre, anzi propone sempre e costantemente, ogni sua scelta di vita è una proposta, un invito. Ma non è mai un’imposizione. Il cristiano propone il Vangelo e Gesù, e lo fa con forza e passione. Ma non fa proselitismo, non usa inganni o forme coercitive, o minacce. Il cristiano mostra la bellezza di quello che vive. Questa è mitezza.

Il cristiano sa affrontare anche tutte le asprezze della vita generate in un mondo vittima dell’arroganza. Lo fa con il desiderio di farsi accanto a chi soffre condividendo quel poco di attenzione che sa dare. Il cristiano così si fa vicino a chiunque soffre, anche se è colpevole del suo dolore. Così il credente umile impara a soffrire con chi soffre.

Questo dobbiamo imparare a fare anche noi, tutti noi. Perché il mondo che abbiamo davanti, dei tempi di un futuro prossimo, non sarà un mondo bello, ma si avvicinerà agli scenari descritti nella Parola di Dio oggi. E questo mondo avrà sempre più bisogno di noi. Non sia questo motivo di arroganza, sia invece stimola ad affrontare umilmente e con mitezza l’impegno di annunciare Gesù.

 

don Maurizio