Abbiamo tutti un forte bisogno di primeggiare: è un modo per sentirci considerati. È quasi spontaneo ritenere che il nostro punto di vista sia quello migliore, quello al quale tutti debbano adeguarsi. Facciamo fatica a immaginare prospettive e criteri di giudizio diversi dai nostri. Ebbene, il cammino di umiltà che vogliamo vivere in Avvento ci insegna oggi a relativizzarci.

Già il passo della mitezza, che abbiamo preso in considerazione nella prima domenica di Avvento, ci chiede uno sforzo che non immaginiamo. Non basta non essere violenti: sono tanti i modi per costringere chi ci sta intorno, piegarlo alla nostra volontà!

D’altra parte, l’idea di relativizzare la nostra persona ci spaventa. E ci spaventa giustamente, perché è sempre pericoloso assolutizzare qualcuno. Quando mettiamo un’idea o una persona sopra tutto e tutti, ne facciamo un idolo. E un idolo è sempre un male perché distorce la realtà e ci impedisce di cogliere il nostro valore più vero e profondo.

C’è una prospettiva che può andare bene per tutti? Sì. Esiste. È la prospettiva di Gesù, è il Vangelo. Non è, però, una prospettiva definita; cambia e cresce, contesta e rinnova continuamente tutte le nostre prospettive. Per questo il Vangelo è per tutti. Non c’è cultura o tradizione o stile di vita che non possa essere migliorato nell’incontro con il Vangelo, con lo stile di Gesù.

Il secondo passo del cammino di umiltà è dunque quello di saperci relativizzare.

Si tratta di renderci conto che la nostra visione delle cose, i nostri giudizi e i nostri schemi mentali non sono gli unici e non sono neppure necessariamente i migliori.

Possiamo così capire l’importanza di incontrare altre persone, di qualunque età, cultura e provenienza. È importante incontrarci, confrontarci, fare lo sforzo di capire e di farci capire, provare a immedesimarci… è strano, ma un vero confronto è più difficile di quanto sembri. Proprio i social network, che sembrerebbero facilitare i confronti, posso renderlo più impervio, perché formano bolle dove ci incontriamo solo con quelli che la pensano come noi e dove è sempre più difficile un dialogo pacato, dove la ragione ci possa supportare impedendo che le idee parziali crescano a dismisura facendo sballare la proporzione della realtà.

Ma dobbiamo anche riconoscere che la ragione – pur necessaria – non basta. Lo strumento fondamentale per un dialogo proficuo è il Vangelo, è la sequela di Gesù. Per questo il Vangelo è per tutti. Perché, mentre ci relativizza tutti alla figura di Gesù, permette un confronto umile e costruttivo tra tutti. Ma probabilmente è per questo stesso motivo che il Vangelo viene facilmente accantonato e chi lo segue è spesso perseguitato: intuiamo che ci cambia.

Certo anche il Vangelo ha le sue insidie, se non è vissuto con l’umiltà di chi si relativizza a Gesù, se diventa un modo per affermare noi stessi, smette di essere Parola di Dio e non esprime più una logica evangelica. Senza umiltà anche il Vangelo non è più tale, non salva più.

don Maurizio