“L’UMILTÀ DI GESÙ”

Dopo aver contemplato il bellissimo mistero di Maria, amata dal Signore fin dal principio della sua esistenza e preservata dal peccato, continuiamo il nostro cammino di umiltà che vogliamo percorrere in questo Avvento, nella speranza che si traduca in un vero e proprio cammino di vita. Abbiamo bisogno di ripartire umilmente perché la situazione che stiamo vivendo ci chiede di ripartire, consapevoli dei nostri vuoti, della nostra incapacità e dei nostri peccati, ma dobbiamo ripartire.

Oggi la liturgia ci propone un maestro eccezionale di umiltà: lo stesso Gesù. Lo contempliamo mente viene tra noi, così come umilmente entra in Gerusalemme. Il Vangelo ci parla proprio del suo ingresso in Gerusalemme, prima della sua passione e morte. Potrebbe sembrare un momento di trionfo, non di umiltà. Ma non è così. Già da tempo Gesù si è accorto delle folle che lo acclamavano quando guariva i molti malati, ma non riusciva a far capire la verità del Regno di Dio, allora si è rivolto ai discepoli parlando loro della sua passione e morte. Così è arrivato a Gerusalemme. Prevedendo che ancora le folle lo avrebbero acclamato, non fugge, pur immaginando che lo avrebbero abbandonato alla croce, ma sceglie con cura lo stile del suo ingresso, cavalcando un puledro d’asina, come un principe di pace, mite, che non schiaccia, ma condivide.

Che cosa ci mostra Gesù per il nostro cammino di umiltà?

Ci insegna ad affrontare gli impegni, anche se sono duri e faticosi. L’umiltà non coincide con il nascondimento. Non dobbiamo cercare la visibilità, tanto meno il successo o la fama, non il riconoscimento da parte di tanti o delle folle, ma questo non significa nascondersi: ci sono scelte che devono essere fatte, responsabilità da portare avanti e che non possiamo fare di nascosto. Dobbiamo affrontarle. Se questo comporta visibilità e qualche applauso, lo accettiamo, ma senza illuderci di essere ciò che non siamo. Neppure deve fermarci la paura di sbagliare o di far brutta figura ed essere così giudicati male. Tutti facciamo errori, l’importante è accettare le correzioni. Anche questa è umiltà.

 

Mi stimola anche la pagina del profeta Isaia. Parla di un “germoglio”. Il germoglio è la prima apparizione del seme, che, dopo essere stato seminato nella terra, appare un po’ timidamente e comincia a crescere, per diventare, poi, una pianta, un fiore, un frutto. Germogli sono anche i primi segni di ripresa della vita di un albero dopo l’inverno. Isaia parla di germoglio che sorge tra un popolo dopo che ha pagato duramente le conseguenze del peccato e si è dimostrato indegno di Dio e del suo amore.

Ma ora possiamo ripartire, umilmente, perché consapevoli di essere peccatori. Il germoglio è il segno di questa speranza. È un invito ad accorgerci che c’è qualcosa di nuovo, ci sono anche presenze nuove, che ci rinnovano.

Il germoglio ci ricorda la presenza dei giovani, e soprattutto dei bambini, che ci stimolano a far bene e a lasciar loro spazio. Proprio per loro, per garantire loro un futuro migliore dobbiamo ripartire, senza pretendere subito e tutto, ma avviando processi di crescita che, con il tempo, costruiscano una realtà migliore, dove Gesù stesso ci insegna che cosa e come fare.

Emerge anche da qui l’invito a ringraziare per l’opera spesso umile e nascosta di tanti educatori, genitori, insegnanti che quotidianamente trasmettono la bellezza di vivere e di crescere ai nostri figli. Abbiamo bisogno di loro, così come abbiamo bisogno dei nostri bambini.

Alcuni hanno visto in quel “germoglio” di cui parla Isaia un’anticipazione del Messia, di Gesù stesso. Solo con lui possiamo sperare di ripatire dopo tanti fallimenti, solo con Gesù. Anche questa è umiltà, è l’umiltà che Gesù ci insegna.

Anche il brano della lettera agli Ebrei ci mostra l’umiltà di Gesù. Il linguaggio non è facile e ricco di citazioni bibliche. Parla di Gesù che è stato coronato di gloria e onore perché ha condiviso la nostra natura umana, la nostra situazione di vita e di morte, per liberarci dalla paura della morte. Anche qui Gesù ci insegna a condividere la situazione di uomini, con tutte le nostre fragilità, le nostre miserie e i nostri peccati. Gesù non ha avuto paura di “sporcarsi” con noi, condividendo le nostre sofferenze e persino la morte. Che cosa ci insegna Gesù? Ci insegna a condividere tutto, anche e soprattutto ciò che rifiutiamo: la povertà, i dolori, la morte. Ci insegna a farci vicini agli ultimi: questa è umiltà.

Gesù, lo sappiamo, è Dio. Ma la sua divinità lo porta a farsi non solo vicino all’uomo, ma uomo egli stesso. La parola “uomo” deriva da “humus” terra ed esprime bene la nostra situazione di fragilità, precarietà e, povertà. Essere uomini (e, in questo caso, anche donne) significa allora saper vivere fino in fondo la nostra fragilità, ma consapevoli che da quando Dio si è fatto uomo, si apre una speranza di eternità, perché questa nostra umanità è ora impastata con la divinità di Gesù. perciò anche noi possiamo, umilmente, aspirare alle cose più grandi che Dio ci offre.

Questa è l’umiltà che il Signore ci mostra oggi, nel nostro cammino.

 

don Maurizio