L’UMILTÀ DI GIOVANNI BATTISTA

Giovanni Battista è stato un uomo chiaro, nelle parole come nella vita. È stato sempre palese nel suo richiamare alla conversione ed esplicito nel denunciare persino l’immoralità del re. Anche lui ci è maestro di umiltà, perché è stato evidentemente umile. Ce ne accorgiamo nel Vangelo di oggi, da come è pronto a diminuire affinché il Cristo cresca.

Raccogliamo e approfondiamo la sua lezione di umiltà. È molto utile nel nostro cammino di Avvento, che dobbiamo imparare da lui.

 

Per Giovanni Battista l’umiltà consiste nel dare spazio ad altri: potrei definirla l’arte del tirarci indietro.

Giovanni ha una personalità forte, di quelle che spontaneamente si impongono, la sua coerenza attira l’attenzione di tanti, si fa notare anche senza fare nulla. Molti hanno pensato che fosse lui il Messia, l’incaricato del Signore, il Salvatore. Eppure Giovanni rinuncia a imporsi, non approfitta della sua fama e del riconoscimento che gli è stato tributato dalle folle per autoaffermarsi. È pronto a scomparire, ha svolto la sua missione e può lasciare il posto ad altri. Mi domando se io ne sono capace.

Il tirarsi indietro è caratteristica essenziale di chi ama, di chi accoglie per amare. Chi ama è umile: prepara un ambiente affinché chi arriva trovi tutto pronto, tutto adatto a sostenere le scelte e i passi da compiere. Chi ama, poi, si ritira, scompare, rinuncia a sé! Questa considerazione mi affascina e spaventa insieme. Eppure sono tante le persone che hanno amato così! Dicono – per esempio – che dietro a tanti santi ci siano sante mamme, spesso rimaste sconosciute. Penso che il paradiso sia pieno di santi sconosciuti, modelli di umiltà.

 

Ma l’umiltà di Giovanni Battista mi stimola ancora di più. Mi fa pensare al valore del tempo e della storia. Giovanni sa di essere stato mandato “avanti” cioè prima del Messia. Sa che il mondo non finisce con lui, sa di essere dentro una storia di salvezza segnata da tanti profeti che hanno letto i segni dei tempi, hanno riconosciuto la presenza e l’azione di Dio e hanno aperto alla speranza. L’umiltà di Giovanni ci insegna a capire che anche noi siamo dentro una storia. Tanti ci hanno preceduto, hanno segnato questo mondo, hanno arricchito la comunità nella quale siamo cresciuti, hanno plasmato la realtà. Ora tocca a noi, dobbiamo aggiungere qualcosa di nostro, donare ciò che solo noi possiamo donare, arricchire con la nostra presenza questo mondo e chi lo abita. Ma dobbiamo farlo per preparare il posto a chi viene dopo noi. Non possiamo permetterci di sprecare la vita che ci è stata data, dobbiamo arricchirla, e lasciare una realtà migliore. Anche questa è umiltà.

 

L’ultimo insegnamento che raccogliamo dall’umiltà di Giovanni Battista è la sua relatività a Gesù. La capacita di tirarci indietro e il senso del tempo e della storia rischiano di diventare un girare a vuoto, senza un centro, senza un riferimento che è e può essere solo Gesù, Il Figlio di Dio. Lui e solo Lui dona valore alla storia e fa capire che il nostro progredire è tale se ci avvicina a Lui, al suo stile, al suo modo di vivere, di valutare, di amare.

La nostra umiltà sarebbe sterile se non ci fosse Gesù. Lui rende gioioso il nostro tirarci indietro, Lui fa sì che il nostro scomparire sia, in realtà, un essere avvolti dall’Amore divino che tutto salva e permette che tutto e tutti si salvino. Per questo Giovanni esulta di gioia come gioisce l’amico dello sposo alla voce dello sposo, che è Gesù.

Anche Paolo nell’Epistola ci ricorda di aver annunciato non se stesso, ma Gesù.

Questa è l’umiltà alla quale siamo chiamati: quella di chi vive per Gesù. Allora il nostro valore non consiste tanto nelle nostre capacità o qualità, ma nel nostro saper indicare Gesù. Potremmo anche essere gli ultimi e i peggiori in ogni campo, ma se sappiamo indicare Gesù, allora acquistiamo valore. In lui noi siamo davvero importanti.

 

don Maurizio