“Cresce lungo il cammino il suo vigore”.
LA PARTENZA

Finalmente arriva la Quaresima. Non siamo stanchi di stare fermi a lamentarci, a dire che tutto va male, che non cambia niente? O, peggio ancora, di restare estranei a quanto sta accadendo, ascoltando senza approfondire troppo le notizie, freddi di fronte alle notizie e grida di aiuto o di allarme?

Gesù stesso ci stimola a cambiare, a fare scelte. Non si tratta di fare grandi cose, che rischiano di fallire. Vogliamo fare i passi possibili, vogliamo metterci, o rimetterci, in cammino. Oggi la Parola di Dio ci invita a questo cammino, è un cammino di conversione, cioè un cammino che “inverte il verso, la direzione” (è il significato della parola “conversione”), per andare dove Gesù ci indica. Vedremo meglio più avanti la meta di questo cammino che – possiamo già dirlo – è Gesù stesso. Oggi maturiamo la decisione di partire e di precisare i passi concreti da fare. L’immagine del cammino ci accompagnerà in questa Quaresima così come ci ha accompagnato in Avvento (allora era un “cammino di umiltà”). Le sagome poste davanti all’altare indicano la nostra comunità in cammino. In questa comunità ci siamo anche noi. Il cammino è infatti personale, perché ciascuno deve fare le sue scelte, e comunitario, perché solo insieme trova senso il nostro camminare e intanto possiamo sostenerci a vicenda nelle fatiche e difficoltà.

Partiamo, dunque!

1. Dobbiamo fare alcune scelte. Così come Gesù ha scelto di andare nel deserto. Dobbiamo fare scelte concrete, piccole, adeguate alle nostre possibilità e da mantenere fino a Pasqua. Devono essere passi di rinuncia, di fatica, di impegno: dobbiamo fare scelte diascesi”. Toccherà a ciascuno di noi decidere che cosa fare. Se rinunciare ai dolci, o alla televisione o a internet, o limitarli, se impegnarsi a incontrare e ascoltare qualche persona che ha bisogno, se dedicare più tempo alla preghiera organizzandola meglio, se dare più spazio all’impegno sociale o per gli altri, se condividere qualcosa di nostro con chi ne ha bisogno. Non occorrono grandi passi, devono essere passi possibili, ma significativi. Chiediamo a tutti voi di scrivere il vostro impegno su un biglietto (possibilmente facendo una copia da tenere voi) e consegnarlo domenica prossima arrivando in chiesa. Non sarà necessario firmarlo, lo metteremo nel cestino predisposto accanto ai doni da portare all’altare dopo lo scambio della pace: anche il nostro impegno sarà presentato insieme al pane e al vino.

2. L’impegno che vi abbiamo appena proposto non sarà in grado di cambiare la situazione, di migliorare questo mondo. Sono troppo grossi i problemi che stiamo vivendo e il male è davvero potente. Non siamo noi a salvare il mondo. Lo salva Gesù. L’ascesi che proponiamo è solo un segno. Esprime la nostra adesione a Gesù, il desiderio di camminare con lui, di seguirlo e imitarlo. È una risposta alla Parola che salva.

Sarebbe un guaio se pensassimo di poter cambiare noi il mondo, di poterlo governare con il nostro impegno. Gesù ci propone di aderire a lui, di camminare con lui. È faticoso, difficile, ma possibile, dal momento che nulla è impossibile a Dio.

Questo pensiero ci salva dalle delusioni, dal pensare che tanto non serve a niente, che non valga la pena impegnarci. Il nostro compito non è quello di cambiare il mondo. È già difficile iniziare a cambiare noi stessi! Il nostro compito è quello di aderire a Gesù: è l’adesione della fede. In questo modo noi collaboriamo alla salvezza che Gesù offre al mondo intero.

3. La nostra adesione deve essere soprattutto fatta con il cuore (lo esprime bene il profeta Gioele che invita alla conversione del cuore), cioè deve partire dall’intimo di noi stessi, Non può ridursi ad alcuni gesti esteriori, ma nascere da qualcosa che si muove dentro di noi, alimentandosi con i nostri pensieri e traducendosi subito in convinzioni profonde. Per mantenere vigile il cuore dobbiamo costantemente pregare, accostarci alla Parola di Dio, approfondire con opportune meditazioni.

Ma anche il corpo, oltre allo spirito deve aderire. Noi siamo anche corpo, perciò occorrono esercizi ascetici concreti, che mettano a prova la nostra dimensione fisica. Anche Gesù si è sottoposto al digiuno. San Paolo ci ricorda che dobbiamo allenare il corpo come nello sport, con la differenza che nelle gare sportive vince uno solo, qui invece vinciamo tutti insieme.

Non dobbiamo mettere a rischio la nostra salute, ma la nostra scelta dovrà comportare anche fatica e dovrà costare energie. La Chiesa stessa ci propone un esercizio comunitario in Quaresima: la rinuncia alle carni e ai grassi ogni venerdì e il digiuno il primo e l’ultimo venerdì, Questo impegno è per tutti, ma ciascuno poi scelga la sua penitenza personale per iniziare questo cammino.

don Maurizio