Vi siete mai trovati nella posizione di ricevere un ringraziamento, proprio mentre pensavate di non aver fatto nulla? Certo la carità e il bene sono fatti di gesti, impegni, di opere concreti portate fino in fondo, di fatica, di sudore… Ma c’è tutta una serie di atteggiamenti e disposizioni che fanno comunque del bene e sono necessari affinché il bene sia fatto davvero bene, con la giusta disposizione, con la delicatezza di chi sa rispettare, calibrare, valorizzare, senza mai rischiare di imporsi, prevaricare, schiacciare.

Noi siamo un po’ malati di efficientismo e ci illudiamo della necessità assoluta di fare, produrre, cambiare, mostrare. Invece tante volte è già tanto riuscire a essere presenti, a far capire che ci siamo, che capiamo, che condividiamo, che preghiamo… Poi la presenza può diventare un’ispirazione, un pensiero, un suggerimento, un consiglio, una disponibilità e, se il caso, anche un impegno concreto. Ma già la sola presenza è preziosa, e la preghiera è tantissimo.

Ecco perché mi sento di ringraziare ogni singolo membro del Consiglio Pastorale.

Consigliare pastoralmente non è un compito semplice. Sembra tempo sprecato, inutile, una formalità che non si capisce perché debba essere portata avanti, soprattutto quando il parroco non vuol sentire o capire idee o proposte diverse dalle sue, oppure “ha già deciso!”. E non basta, perché abbiamo la sensazione che la situazione di fede stia peggiorando sempre più, che la gente non segua più la Chiesa, che il Vangelo sia sempre meno vissuto, che tanti si allontanino, magari delusi e amareggiati da questa Comunità.

Ma la mia esperienza è diversa. Anche con l’ultimo Consiglio Pastorale.

Poter capire come può essere recepita una proposta, per me è prezioso. Valutare insieme se una iniziativa possa essere accolta è importante. Cercare di trovare insieme le linee di fondo, capire le priorità tra le tante cose possibili affinché la nostra Comunità sia viva, capire se e quanto un’azione pastorale sia realizzata nel modo giusto sono tutti contributi importantissimi che i consiglieri mi hanno dato in questi anni e che mi daranno ancora.

Poi c’è il compito non secondario di condividere e diffondere le scelte e soprattutto le motivazioni da cui sono scaturite, così da creare una comunità consapevole e correspon-sabile nel camminare insieme: anche per questo ringrazio il Consiglio Pastorale uscente.

Chi vive un’esperienza nel Consiglio pastorale ha la possibilità di capire meglio la vita di una Chiesa e di una Comunità, di far propria la passione per il Vangelo, di sentirsi parte di un cammino comune (e non è poco in questa epoca di individualismi). Sono doni che alimenteranno la vita da credenti anche oltre l’esperienza da consigliere.

Già da oggi siamo invitati a suggerire nomi di persone che, a nostro parere, possono svolgere bene il servizio di consigliare. In fondo alla chiesa troviamo una cassetta predisposta ad accogliere alcuni foglietti su cui possiamo scrivere i nomi (e possibilmente anche il telefono) di chi riteniamo idoneo. È possibile indicare anche se stessi. Le persone segnalate saranno contattate per chiedere se si rendono disponibili per questo incarico.

Il prossimo 6 ottobre sceglieremo, dalle liste che saranno rese note, le persone per noi più adatte a consigliare nella nostra comunità.

Sarà per tutti una bella esperienza di Comunità.

don Maurizio