Carissimi, 

affidiamo a S. Riccardo Pampuri la ripresa del nostro cammino pastorale.

Siamo stupiti di poter essere qui, a trent’anni dalla sua canonizzazione, nel paese dove è nato (nel 1897) ed è morto, quasi 90 anni fa, a nemmeno 33 anni di vita. È stato un uomo tutto per il Signore e tutti orientava al Signore Dio.

La Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci richiama, nella prima lettura, all’importanza di Gesù. Solo in Lui sono riconciliate tutte le cose. Solo Gesù è davvero il tutto. Se c’è Lui, non abbiamo più bisogno d’altro.

Abbiamo bisogno di Gesù. Il mondo ha bisogno di Gesù. La nostra cittadina di Pero ha bisogno di Gesù, del suo Vangelo, di quello stile che solo Lui ci insegna e che solo con Lui possiamo vivere. Più ci allontaniamo da Lui più la nostra vita si accartoccia, si abbruttisce, si impoverisce, perde senso e valore…

Il Vangelo appena ascoltato ci spinge a farci vicini a ogni situazione, a condividere momenti gioiosi come i pasti, insieme a tanti dolori e fatiche, con ogni uomo e donna, come ha fatto Gesù, con il suo stile, rivestendoci di Lui, rinnovando la nostra vita costantemente. Dobbiamo essere nuovi, sempre nuovi, sempre convertiti.

Quest’anno non vi offro tanto alcune linee per un progetto pastorale, ma vorrei condividere con voi un sogno. Ma non è solo un sogno.

Lo esprimo come una preghiera.

Sogno, Signore,
sogno una Chiesa viva e aperta.

Lasciami sognare,
affinché il sogno diventi realtà.
Lasciami sognare con i tuoi occhi,
sognare ciò che tu, per primo, desideri.

Sogno una Comunità
dove l’Eucaristia è cercata e desiderata,
perché l’Eucaristia sei tu…

Sogno un’Eucaristia dove il pane spezzato
è la tua presenza viva,
di te che ti doni al Padre e a noi
e ci spingi a donarci,
fino in fondo,
fino a consumarci totalmente.

Sogno una Comunità dove raccontare, stupiti,
come anche la nostra vita si può spezzare
per nutrire fratelli, amici e nemici.

Sogno un’Eucaristia dove il calice versato
è la tua vita, Gesù,
è la tua vita che si fa accanto
a chiunque soffre
e ci spinge a soffrire con lui
anteponendolo ai nostri dolori.

Sogno una Chiesa dove la Parola di Dio
si spezza con frequenza
e viene letta e meditata e contemplata
e raccontata con entusiasmo,
affinché il tuo sguardo
sia sempre più anche il nostro sguardo
e i tuoi pensieri siano sempre più
anche i nostri pensieri.

Sogno una Comunità
dove il perdono diventi costante
come il respiro o il battito del cuore,
dove ci sia sempre il perdono donato, offerto,
e il perdono chiesto,
senza paura, né vergona, ma con tanta fiducia.
Sogno un perdono chiesto a te e da te accolto
e sogno un perdono costante tra fratelli.

Sogno una Comunità aperta
dove ogni credente,
(non importa se è peccatore
…e certamente lo è, anche),
si senta spronato a incontrare chiunque,
ad ascoltarlo, a capirlo,
consolarlo, valorizzarlo.
Poco importa se poi,
a volte o spesso,
rimane deluso o tradito.

Sogno una Comunità
dove si organizzano poche iniziative
e le strutture si custodiscono senza affanno,
ma dove ognuno è stimolato dai fratelli
a incontrare,
ad ascoltare,
a capire,
a raccontare di sé
e soprattutto a parlare di te, Gesù.

Sogno una Comunità
dove la festa è conseguenza di tutto questo,
e occasione per rilanciare
una Chiesa così: viva e aperta.

Sogno di essere io il primo
aperto a ogni fratello e sorella
e attento a te, Gesù,
alla tua Parola.

E non è solo un sogno.
È progetto

Vorrei, carissimi, che tutti voi possiate condividere con me questo sogno.

Sarei contento di vedervi tutti al corso biblico che proporremo dal 2 ottobre per cinque mercoledì sulla bellissima Lettera di Paolo ai Filippesi.

Così come mi attendo una diffusa disponibilità a candidarsi per il rinnovo del Consiglio Pastorale, un organismo che sento molto importante per sostenere le mie responsabilità.

don Maurizio