È solo una sensazione. Mi mancano dati statistici e non voglio cadere nel pessimismo.

Ho la sensazione che stiamo scivolando lentamente, ma inesorabilmente, in uno stile di vita chiuso, ripiegato in se stesso, egoistico, triste… In altre parole, stiamo vivendo una società al tramonto.

Vedo una facilità di critiche e lamentele, spesso non motivate, lanciate senza conoscere bene la situazione, con superficialità.

Vedo una difesa spropositata di se stessi, delle proprie posizioni, senza la minima disponibilità all’autocritica e al correggere se stessi.

Vedo una chiusura di fronte ai problemi altrui in nome del diritto/dovere di “farsi i fatti propri”, con la conseguenza di non aver più la voglia di impegnarsi e assumersi responsabilità.

Tutto questo porta al risentimento, alla rabbia e genera frammentazione e divisioni.

Devo riconoscere di trovarmi facilmente dentro questa corrente che ci trascina tutti alla deriva

 

Intendiamoci bene. Non mancano segnali opposti, gesti di accoglienza, di attenzione, di premura e dedizione. Non sono pochi, solo mi sembrano sempre più gesti contro corrente. Questo è il momento di valorizzarli e lasciarci da loro stimolare.

Se solo imparassi anch’io ad avere uno sguardo ampio, così da poter dare a ogni situazione il giusto valore e il giusto peso!

 

Mi ha colpito un articolo di settimana scorsa su un quotidiano. Faceva notare che, a differenza delle mie impressioni, “Il decennio che sta per concludersi è stato il migliore della storia dell’umanità. A noi non sembra, perché stiamo perdendo alcuni dei privilegi che hanno caratterizzato negli ultimi secoli la civiltà occidentale, ma chi prima era al fondo della scala del benessere ha visto le cose migliorare: la povertà estrema colpisce ormai meno del 10% della popolazione mondiale, ed era al 60% solo 50 anni fa; l’Africa e l’Asia sono cresciute dall’inizio del millennio più di Europa e Stati Uniti; la mortalità infantile è scesa a livelli record; la fame è quasi scomparsa; malaria, polio e malattie cardiache sono in declino” [Cfr. Vittorio Sabadin, in “La Stampa” 23 dicembre 2019]

 

La nostra società sarà pure malata, forse gravemente, ma non lo è il mondo e l’umanità. Il periodo che stiamo vivendo non è peggiore di tante altre situazioni già affrontate in secoli di storia. La crisi che sopportiamo non è una novità!

La vera novità è un’altra. Ed è la migliore novità in assoluto: è la novità del Vangelo. È Gesù.

La sua nascita, le sue parole, i suoi gesti di amore di tenerezza, le relazioni che ha costruito, i suoi sentimenti, soprattutto la sua morte e risurrezione, sono una continua novità per noi. Duemila anni di annuncio evangelico non rendono affatto vecchio o scontato il suo messaggio, al contrario appare sempre nuovo e stimolante e ci spinge a rinnovarci continuamente.

Se Gesù è nato, se ha accettato di farsi uomo fino in fondo sottostando anche alle leggi del tempo, iniziando dalla circoncisione, è stato per mostraci un’umanità nuova, uno stile nuovo di essere uomini e donne. Un’umanità nuova che poi è quella originaria, quella che Dio stesso ha pensato quando ha creato questo mondo.

Gesù ha condiviso e condivide con noi la sua vita perché anche noi possiamo imparare ad avere i suoi modi di pensare, i suoi sentimenti, i suoi atteggiamenti, il suo stile (lo dice anche Paolo nell’Epistola che abbiamo ascoltato).

 

Noi per primi, ciascuno di noi, noi credenti, noi Comunità pastorale che vive in Pero e Cerchiate, “noi” abbiamo il dovere di cominciare a vivere così.

Mi permetto di tratteggiare alcuni passi necessari per vivere secondo lo stile di Gesù.

 

  • Cominciamo da lui, da Gesù. Ripartiamo sempre dal Vangelo, torniamo a leggerlo, a meditarlo.
  • Esaminiamo noi stessi, riconosciamo i nostri peccati, gli egoismi, la pesantezza della nostra vita; prendiamone distanza, sapendo che facilmente ci ricadremo, ma pronti a ripartire ancora e ancora… infinite volte, con tanta umiltà.
  • Riconosciamo il bello intorno a noi: è formato da segnali di bontà, di impegno e dedizione: sono tantissimi e vengono da tante parti, anche da chi non ce li saremmo mai aspettati. Lo Spirito santo soffia ovunque e spinge tanti al bene!
  • Accogliamo con gioia sincera ogni uomo o donna, vinciamo il sospetto, scopriamo e valorizziamo il contributo che ognuno può offrire, per il bene di tutti (non certo per approfittarne).
  • Rischiamo la fiducia, non importa se ci tratteranno male, se ci derideranno, se qualcuno ne approfitterà per farci del male: il bene che abbiamo già ricevuto è già sovrabbondante.
  • Accostiamo la sofferenza, di qualunque tipo. Non abbandoniamo a se stesso chi piange, anche se non sappiamo come aiutare, ma appena ci accorgiamo di poter fare qualcosa, facciamolo subito, con slancio.
  • Guardiamo con fiducia il futuro. Questa società si trasformerà, in meglio, o forse morirà, ma non sarà una tragedia, ne nascerà una nuova: tocca comunque a noi darle una forma, lasciando che sia il Vangelo a plasmarla. Impariamo lo stile del nostro Arcivescovo Mario che – per esempio nel “Discorso alla città” in occasione della festa di Sant’Ambrogio – ha detto “Benvenuto, futuro!”, ha dato il benvenuto ai bambini, ai ragazzi, alle ragazze, agli adolescenti e ai giovani, alla famiglia, al lavoro, alla società plurale, aperta a uomini e donne di tutto il mondo, alla casa comune per la quale tutti dobbiamo vivere e che dobbiamo lasciare migliore ai nostri figli… Con uno sguardo evangelico, nuovo e fiducioso, consapevole dei problemi che abbiamo davanti, l’Arcivescovo ha invitato ad affrontare le nostre responsabilità.

 

Questi passi toccano a noi, a noi credenti in Gesù, a ciascuno di noi e a tutti noi insieme. Non importa se sbaglieremo, dovremo aiutarci e insieme ripartire, vincendo la vergogna e fiduciosi nell’azione dello Spirito santo che sa far nascere il bene anche dalle nostre miserie.

 

Grazie, Signore, per questo anno vissuto con te e pieno delle tue meraviglie. Benvenuto 2020! Sei un’opportunità nuova per vivere sempre più il Vangelo.

 

don Maurizio