OMELIA AL PELLEGRINAGGIO
IN APERTURA
DELLA FESTA PATRONALE DI PERO
(Boffalora Sopra Ticino  Santuario della Madonna dell’Acquanera,
8 settembre 2017).

Anzitutto permettetemi di rivolgere tre pensieri carichi di affetto a tre persone:
Un pensiero a don Giacomo, che ha iniziato il suo ministero a Castano Primo e Buscate e che tanto ha dato alla nostra comunità. Sarà difficile mantenere i livelli che ci ha proposto con forza e coerenza.
Un pensiero al cardinale Angelo Scola che questa sera saluta la diocesi di Milano. È stato tra noi lo scorso 2 aprile stimolando la nostra fede e la nostra testimonianza.
Un pensiero a Mons. Mario Delpini, da domani nostro Arcivescovo. É stato con noi lo scorso 2 febbraio, concludendo la Visita Pastorale che ci stimolava a “osare la nostra fede”.

È bella questa festa. Bella come una bambina appena nata. Si sa che quando i bambini nascono sono tutti belli …e che quando gli uomini muoiono sono tutti bravi. Certo, sono modi di dire, ma contengono qualcosa di vero. Certamente è bella Maria, lo è fin dalla nascita, anzi, fin dal concepimento, come ci insegna la festa di Maria Immacolata. Maria è bella fin dal giorno della sua nascita che oggi la liturgia ci propone come festa, bella perché Maria è amata, amata da Dio, bella perché è pensata dal Creatore perché possa a sua volta amare, accogliere con amore.
Riconosco in questo festa un invito a contemplare tante cose belle, iniziando dalla bellezza di Maria. Riconosco un invito a scoprire tanta bellezza intorno a noi, andando oltre la sbadatezza di fronte a cose scontate.
Leggo questo invito soprattutto nella Parola di Dio ora ascoltato. La lettura del Primo Testamento (un po’ dal Cantico dei Cantici, un po’ dal libro del Siracide) è uno stimolo a contemplare la bellezza della Sapienza di Dio, a riconoscerla intorno a noi, presente e operante. L’epistola ci parla della bellezza di una vita secondo lo Spirito. Il Vangelo ci suggerisce la bellezza della storia che ci ha accompagnato fino qui.
Anch’io allora, all’inizio di questo anno pastorale, vi chiedo di accorgervi della bellezza che ci circonda, di apprezzarla e valorizzarla. Ve lo chiedo come primo impegno di quest’anno. Ve lo propongo come condizione per poter davvero “osare il Vangelo”, annunciarlo nella nostra vita quotidiana. Vorrei anche insegnarvelo come stile per accogliere le infinite sfide che il mondo ci lancia.

Inizio allora a chiedervi di riconoscere la bellezza della nostra storia. Ce lo insegna il Vangelo, che ci fa contemplare la storia che di generazione in generazione ha potato alla nascita di Maria, e lei a donarci Gesù.
Ogni storia è segnata dalla grazia e dal peccato. Anche la nostra storia personale, anche la storia delle nostre origini, del paese da cui proveniamo, della nostra Pero, della nostra Cerchiate, anche la storia della nostra comunità, della nostra parrocchia, dei preti che vi hanno esercitato il loro ministero e di tanti laici che vi sono cresciuti e hanno messo a frutto la loro generosa dedizione.
La storia che ci ha portato a essere qui, ora, è una storia ricca di avvenimenti belli, segni della presenza di Dio, capaci di mostrare la sua misericordia. Dobbiamo riconoscere l’azione di Dio, dobbiamo poter dire: “Qui ha agito lo Spirito santo, in quel momento – anche se non ce ne siamo resi conto – il Signore ha sparso i suoi segni d’amore”.
Solo dopo questo riconoscimento possiamo e dobbiamo anche dire: “Lì abbiamo sbagliato, in quella circostanza è prevalso il peccato, l’egoismo, la logica mondana fatta di autoaffermazione; abbiamo anche contraddetto il Vangelo annunciando noi stessi piuttosto che il Regno di Dio!”.

Vi chiedo poi di riconoscere la bellezza delle persone che incontriamo. Ce lo insegna lo sguardo sapiente della lettura del primo Testamento ascoltata.
Questo esercizio ve lo chiedo con tutto il cuore. Non siamo stanchi di sentire intorno a noi critiche, lamentele, accuse, offese? Viviamo in mondo così. Non dobbiamo lasciarci contagiare da questo stile orribile. Qualcuno ha detto che a parlar male si fa peccato ma si indovina. Io preferisco non far peccato, anche se non ci azzecco, e vi invito a fare altrettanto. Impariamo a stimare davvero il fratello, la persona che vive accanto a noi, che con noi condivide la fede, ma apprezzate anche chi non la pensa come noi. Impariamo a cogliere il bene che può donarci e a fidarci: doniamo fiducia, anche se può farci male o di fatto ci ha già fatto male. La giusta prudenza non ci chiede di sospettare di chiunque e il rischio è parte integrante della vita del credente.
Solo dopo questo riconoscimento di bellezza, possiamo anche mettere a fuoco i difetti, i limiti, i rischi e i peccati. Ma lo dobbiamo fare consapevoli di essere anche noi peccatori, certi di essere tutti in cammino verso una bellezza più grande.

 

Infine vi chiedo di guardare la bellezza della vita secondo lo Spirito. C’è la indica l’epistola di oggi, nella lettera che Paolo ha scritto ai cristiani di Roma.
Le seduzioni del mondo sono tantissime e si insinuano davvero nei nostri stili, inutile dire che è impossibile restarne esclusi. Ma la vita secondo lo Spirito santo ha una ricchezza infinita. Se la scopriamo ne veniamo attirati in modo fortissimo, eppure sempre libero, sempre con la possibilità di rifiutarla. La gioia che scaturisce da chi si lascia avvolgere dall’amore di Dio è indescrivibile, ma chiede sempre il nostro consenso, consenso che spesso si esprime anche attraverso una certa fatica e sofferenza.
Dobbiamo tornare a pregare, dobbiamo riscoprire il gusto della preghiera. Io ringrazio coloro che animano le nostre liturgie e la nostra preghiera; ringrazio quelle persone che si ritrovano con scadenza settimanale a pregare; e ringrazio quelle signore che recitano il rosario. Certo, c’è sempre molto da migliorare, ma sono un dono prezioso da cogliere e da far crescere e arricchire.
Vorrei che le nostre chiese diventassero sempre più luoghi in cui è possibile pregare in ogni momento, vorrei che anche prima e dopo le celebrazioni si trovasse silenzio nelle nostre chiese, lasciando ad altri spazi le occasioni per incontrarci e parlarci. Chiedo scusa per tante volte in cui non sono stato d’esempio.
Vorrei anche che le proposte di preghiera, di adorazione, di incontro con la Parola avessero sempre più presenze, presenze di tanti tra noi che si accorgono di quanto sia bello vivere secondo lo Spirito.
Vorrei infine vedere tanti giovani che pregano, che riscoprono il gusto di pregare, che trovano nel Vangelo e nella contemplazione la forza di cambiare questo mondo di cui ci lamentiamo ma da cui non riusciamo a uscire. Quando vedrò giovani così, allora sarà il segno che abbiamo iniziato davvero a vivere e testimoniare il Vangelo.
Avremo modo di approfondire ancora questa bellezza nell’assemblea di mercoledì 20 settembre conclusione di questa festa, assemblea alla quale vi invito fin d’ora con gioia.

don Maurizio