I DOMENICA DI QUARESIMA

I DOMENICA DI QUARESIMA

Domenica delle tentazioni

La riproduzione del suggestivo quadro di Sieger Köder ci accompagna in questa Quaresima.

Gesù che lava i piedi è il segno di come concretamente abbia donato la su vita. La croce di Gesù è il punto di arrivo del suo dono – ci ha amati fino in fondo! – la lavanda dei piedi ne esprime la traduzione quotidiana.

In questa Quaresima vogliamo scoprire Gesù che si fa dono per tutti, un dono di Dio Padre: un dono per Dio Padre e un dono da parte di Dio Padre, un dono per noi e per tutti gli uomini. Insieme a Gesù saremo anche noi stimolati a donare la nostra vita. E sarà bello!

All’inizio di questo tempo di penitenza scopriamo Gesù che si prepara a vivere questo dono. Perché non è scontato, né immediato né spontaneo per nessuno donare la vita. E non è neppure facile capire come si fa. Si impara, lungo tutta la vita.

Gesù va nel deserto proprio per questo, ci va all’inizio del suo ministero pubblico, ma è una dimensione che lo accompagna costantemente. Nel deserto Gesù si sottrae alle seduzioni del mondo – o del diavolo! –, ci sottrae alle tentazioni di un mondo che ci spinge invece a non donare nulla, ma a usare le nostre forze per noi stessi, per mangiare noi, per soddisfare i nostri bisogni e anche i vizi, per costruirci una posizione, per dominare sugli altri.

Anche noi dobbiamo smascherare le tentazioni che ci impediscono di fare della nostra vita un dono, di metterci al servizio degli altri. È un lavoro duro, che chiede allenamento; così come può allenarsi chi si abitua a vivere in un deserto, dove non ci sono facilitazioni, dove per sopravvivere siamo costretti a metterci insieme, a sostenerci a vicenda, a pensare agli altri.

Ci aiuta l’epistola di oggi. L’apostolo Paolo esorta i Corinti ad accogliere il Vangelo per vivere secondo lo stile di Gesù. Sa che è difficile, ma offre indicazioni preziose anche a noi.

 

  1. Anzitutto Paolo ci invita a guardare le nostre fragilità. Non si illudano i giovani, noi siamo fragili! Il nostro fisico non ce la può fare, ma neppure il nostro animo. È tutta la nostra persona, esteriore e interiore, che si va disfacendo. Noi non sopportiamo più di tanto le fatiche, e non sappiamo resistere alle tentazioni, noi siamo destinati a fallire. Certo ci sembra che ci siano figure che hanno avuto successo, hanno vinto, magari in qualche campo dello sport o dello spettacolo o della scienza o del potere economico o politico, ma sono tutte illusioni. Noi siamo destinati a fallire! Se andiamo nel deserto, se affrontiamo le tentazioni è per questo: per renderci conto che noi, con le nostre forze, non ce la facciamo. Questa Quaresima può servire a mettere in evidenza che noi siamo peccatori. Rendercene conto è importante, è un passaggio fondamentale.

 

  1. Poi, dobbiamo guardare avanti. Paolo ci parla di una “quantità smisurata di gloria”, di “cose invisibili” che sono “eterne”. Noi siamo destinati a qualcosa di grande, ma che non è il frutto dei nostri successi, delle nostre bravure o dei nostri meriti. Le fatiche e le asprezze della vita presente sono niente in confronto alla bellezza di ciò che ci aspetta. È per questo che è bello fare della nostra vita un dono! Troppo spesso noi oggi viviamo ripiegati su questa vita dimenticandoci che c’è un futuro di cui dobbiamo tener conto e che ci sarà dato in dono. Ma dobbiamo attenderlo, dobbiamo desiderarlo, altrimenti, quando ci sarà offerto ci ripiegheremo su noi stessi e lo rifiuteremo. Se, infatti, non impariamo a guardare avanti, non ha più senso donare, perché tutto diventa inutile, tutto ciò che viene donato appare insignificante, perso e sprecato. Ma se contempliamo qualcosa di bello, che ci sarà donato, allora diventa possibile anche a noi donare per condividere ogni altro dono.

 

  1. Infine, dobbiamo rivestirci di Cristo. Paolo dice che dobbiamo farci trovare vestiti, altrove dice che ciò di cui dobbiamo rivestirci è un uomo nuovo (Ef 4,24) o addirittura Gesù Cristo (Gal 3,27). Sono espressioni che dicono che dobbiamo farci avvolgere da Gesù, dal suo stile, dal suo modo di pensare. Siamo troppo vestiti da questo mondo, da questa mentalità chiusa, gretta egoista, che alla fine ci spoglia. Dobbiamo imparare molto di più a ragionare come ragionava Gesù, ad accostare le persone così come le accostava Gesù, a percepire i battiti del suo cuore, il suo respiro, e anche la sua forza. A questo serve la Quaresima: per assimilare maggiormente lo stile evangelico. Non riusciremo centro a raggiungere il livello di Cristo, ma risveglieremo in noi il desiderio di Lui. E potremo far dono di noi stessi, di quel poco che siamo, ma capaci di esprimere e annunciare la novità del Vangelo che salva il mondo!

 

L’eucaristia che stiamo vivendo è un dono, è il dono più grande e più bello, è il dono che Gesù fa di sé al Padre. Viverla ci dispone ad affrontare questo mondo nel quale siamo immersi, come in un deserto, dove poter vincere anche noi le tentazioni per affrontare la bellezza del dono di noi stessi.