dopo l’incontro di Venerdì 22 febbraio
con Daniele Checchi

A volte capita. A un certo punto si accende come una luce nuova. Ti sembra di poter capire tutto, di avere in mano la chiave di lettura della realtà. Poi ti accorgi che non è proprio così, c’è bisogno di continuare ad approfondire, a confrontare, ad allargare l’orizzonte. Intanto però quella luce rimane accesa, il passo è stato fatto, qualcosa abbiamo appreso. È uno stimolo a continuare.

Questa l’impressione al termine dell’incontro con il professor Daniele Checchi, economista, che ci ha offerto il suo sguardo da esperto (in economia), sguardo da studioso, che non si ferma alle sensazioni, ma cerca di studiare la realtà.

A quella luce mi sono permesso di sognare, di immaginare che cosa sarebbe bello, di stabilire alcune mete che vorrei poter proporre per non essere l’unico a desiderale e quindi per renderle meno impossibili.

Sogno uno sguardo contemplativo su un mondo dove tutti si incontrino. Sogno la bellezza di condividere la gioia del Vangelo con tante persone. E mi soffermo a immaginare come potrà essere bella una società dove tutti, per quanto diversi, vivono insieme, senza paure. In fondo è lo stesso sogno che ha spinto il nostro Arcivescovo a proporre un Sinodo diocesano “Chiesa dalle genti”.

Sogno, poi, una politica lungimirante, che si prefigge obiettivi a lungo termine, obiettivi sostenuti dallo sguardo contemplativo, che però generano scelte politiche non finalizzate a qualcosa di immediato, ma che vogliono costruire qualcosa di bello. È una politica che investe sul futuro, che sa chiedere sacrifici, perché il domani possa essere migliore. Sogno un mondo dove il bello viene donato ai nostri figli, o ai nipoti.

Sogno, infine, una genialità organizzativa. Perché i problemi sono tanti e grossi, le complicazioni ancora di più. Allora occorre un genio che sappia trovare il modo giusto di organizzare le cose. Non è impossibile. In fondo molti riconoscono proprio la genialità come caratteristica tipica di noi italiani: permette di costruire soluzioni lì dove non vediamo immediatamente vie d’uscita e stimola la politica a progettare sui lunghi termini.

Sono forse sogni, ma non è forse con i sogni che il mondo progredisce?

don Maurizio