Durante le Messe raccoglieremo le nostre preferenze per il rinnovo del CONSIGLIO PASTORALE

Si dice che il vino si fa con l’uva che abbiamo oppure che il fuoco brucia con la legna a disposizione. L’immagine può sembrare brutale, ma credo che possa aiutarci a capire come possiamo plasmare una Comunità.

È facile volere una Comunità ideale, costruita secondo i più sani criteri e le più alte virtù, ma una Comunità è fatta di persone concrete, con i loro limiti e i loro difetti. Può succedere che ci immaginiamo una Comunità che ricopi quella di una volta, quella nella quale siamo cresciuti e che ci ha aiutato, ma dimentichiamo che anche quella Comunità aveva i suoi difetti e, nonostante questo, ci ha permesso di crescere; allo stesso modo anche oggi una Comunità vera potrà plasmare le giovani generazioni e aiutare i più maturi a costruire la loro vita.

Certamente fare memoria del nostro passato è importante e assolutamente necessario, ma non per restarne imprigionati, bensì per crescere ancora di più.

Per questo è importante, nella Comunità pastorale che vuole far vivere il Vangelo tra noi, valorizzare tutte le potenzialità, vecchie e nuove, che sono presenti e costruire la nostra Comunità di oggi.

Pensare una Comunità così è un lavoro costante, che non può essere fatto una volta per tutte. Chiede una lettura continua della realtà e un’attenzione profonda agli aspetti più marginali e alle persone che rischiano di essere escluse.

Questo è il lavoro del Consiglio Pastorale. È il difficile compito di chi aiuta il parroco a guidare una Comunità sulle strade che il Signore propone.

Ci sono guide sicure, Gesù stesso, con il suo Vangelo, e il Vescovo con le sue linee e le sue sollecitazioni, insieme alla tradizione, alla storia che ha segnato la nostra Comunità.

don Maurizio