È ora di ripartire.

Dico questo intendendo esattamente l’opposto di “Adesso basta!”.

Due parole che diciamo da arrabbiati, quando non ne possiamo più di una certa situazione e vogliamo far smettere qualcosa di brutto.

Lo dicevo anch’io non tanto tempo fa, più deluso e sconfortato che arrabbiato. Lo dicevo di fronte a tante situazioni di contrapposizione, di frammentazioni, di giudizi sparati gratuitamente, di pettegolezzi, di maldicenze, di derisioni, di assenze di rispetto, di conflitto, di ritorsioni personali…

Ora possiamo e dobbiamo ripartire. È il momento: attenti a non lasciarcelo sfuggire! Perché l’occasione può passare senza che venga raccolta e tutto può tornare come prima, peggio di prima.

La festa di tutti i santi è questa occasione. Il ritrovarci qui al cimitero, accanto a nostri defunti, nel ricordo di tutti i nostri cari defunti, anche di quelli che non sono sepolti qui, rende questo momento buono per ripartire. Vivere qui l’Eucaristia, la Comunione con Gesù, l’unico che ha vinto la morte, attraversandola fino alla risurrezione, offre l’unica vera possibilità per ripartire per costruire qualcosa di valido e duraturo.

Da qui noi possiamo ripartire.

Dobbiamo ripartire ora.

Come ripartire?

1. Ripartiamo dai santi.

Riscopriamo i santi, soprattutto i santi che sono tra noi, quelli che hanno vissuto tra noi e di cui ci accorgiamo ora del bene che ci hanno fatto.

Accade spesso quando celebriamo le esequie di un defunto. Non occorre che uno venga dichiarato santo (beatificato o canonizzato) perché noi ci accorgiamo del bene che ha fatto.

Ma accorgiamoci anche del bene realizzato da chi è ancora tra noi e può, sì, ancora sbagliare e far del male, ma può anche fare ancora più bene. Tanti tra noi ci hanno fatto del bene. Tanti fanno ancora del bene e continuano a far del bene tra noi. Non diamolo per scontato. È un punto di partenza per fare anche noi tanto bene.

Molti di quelli che hanno fatto o fanno del bene non sono dei nostri, appartengono alla fazione opposta alla nostra. Ma il bene è bene sempre, e deve essere riconosciuto, valorizzato.

2. Costruiamo Comunione.

I santi vivono nella Comunione dei santi. Nessuno diventa santo da solo, sempre e solo in Comunione, sempre e solo attraverso la Chiesa. Anche i santi eremiti sono nella Chiesa.

Perciò facciamo Comunione: passiamo dalla folla alla Comunità.

Sleghiamoci dai rancori del passato, anche se recente. Chiediamo perdono per i nostri giudizi, per essere caduti vittima del qualunquismo, per esserci adeguati alla massa e cominciamo a coinvolgere altri, a proporre, a invitare.

Non basiamoci sui numeri, sui tanti che possono darci l’illusione di un successo che potrà poi e in breve trasformarsi in delusione. Non importa se siamo pochi, cominciamo a diffondere Comunione.

Non importa se riceviamo rifiuti o indifferenze: noi ripartiamo comunque. Collaboriamo con chi ci sta, senza disprezzare gli altri, ma aperti ad accogliere chiunque possa dare una mano.

Non dobbiamo piegare nessuno alle nostre esigenze e ai nostri calcoli. Valorizziamo ciascuno per quello che è e per quello che può offrire. Ciascuno ha le sue capacità, ciascuno ha il suo bene da compiere e offrire.

3. Guardiamo l’eterno.

I santi vivono nell’eternità di Dio, sono avvolti da un amore che non finisce. Anche loro misurano, ma solo con la misura dell’amore …che non ha misure!

Passiamo dalle ristrettezze di chi vede solo il suo tornaconto i suoi progetti, i suoi interessi, al respiro ampio di chi ama davvero e non si spaventa se non ce la fa, perché sa che l’importante è innescare processi, mettersi in cammino, guardando la meta che Dio stesso ci proporne.

Noi crediamo alla vita eterna, noi sappiamo che la vita non finisce con la morte, per questo non ci scoraggiamo mai, anche se ci sembra di fallire, anche se ci sembra di venire schiacciati, soppressi. Il tempo infinito di Dio dà valore ad ogni gesto d’amore, anche se apparentemente e umanamente inutile.

È tempo di ripartire, perciò m carissimi vi invito a rimettervi con me in cammino.

don Maurizio